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sabato 31 marzo 2018

CAVAGNETTO DI BRUGNATO...e Buona Pasqua!

Ciao a tutti!

oggi per lasciarvi i nostri auguri di una serena e felice Santa Pasqua, abbiamo scelto una ricetta della tradizione ligure, il Cavagnetto di Brugnato, per tradizione un dolce preparato il giorno della vigilia e consumato la mattina di Pasqua a colazione dopo che, il giorno prima, dai bambini era stato fatto benedire in chiesa.
 


Siamo stati “rimproverati” da una nostra affezionata lettrice. Secondo lei negli ultimi post abbiamo un po’ tradito l’essenza di Fotocibiamo e le piacerebbe vederci tornare all’antico. Non posso che darle ragione, ritorneremo a raccontare della nostra città, della nostra regione, di noi, proprio come abbiamo sempre fatto concedendoci solo piccole escursioni all’esterno!

E così eccoci, dopo la Gran Bretagna e l’Argentina, torniamo a casa. Ma non rimaniamo a Genova, ci spostiamo nell’estrema riviera di Levante, precisamente a Brugnato, un antico borgo fondato ai piedi dell’Appennino, alla confluenza dei torrenti Gravegnola e Chiocciola con il Vara, in provincia di La Spezia.

Qui si producono i Cavagnetti, dolci tipici del periodo pasquale che devono il loro nome alla forma insolita che hanno, cioè di un piccolo cestino (cavàgna, cavagnétto) col manico che racchiude al suo interno un uovo intero col guscio.

  

L’impasto è molto simile a quello del più famoso canestrello di Brugnato ed è una pasta lievitata aromatizzata all’anice. La versione che vi presento oggi con la glassa alle mandorle è una versione più casalinga, legata alle tradizioni familiari e la sua ricetta viene tramandata di famiglia in famiglia. 




Il cavagnetto viene anche preparato in una versione “nuda” senza la glassa di guarnizione.

Un noto proverbio genovese recita:


Pasqua de resurrezion, se mangia l’euvo pe’ devozion.. 

(Pasqua di resurrezione si mangia l’uovo per devozione) 

la mattina del giorno di Pasqua al capofamiglia veniva offerta un uovo come simbolo di rigenerazione, di continuità e della vita. Ai bambini le uova venivano offerte invece racchiuse nei cavagnetti.


CAVAGNETTO DI BRUGNATO


Ricetta tratta dal libro “Lievitati di Liguria dolci&salati”, V.Venuti e I.Fioravanti, ed. SAGEP


INGREDIENTI per due cavagnetti:

  • 450 g farina W260 
  • 120 zucchero 
  • 100 g burro 
  • 100 g acqua 
  • 5 g lievito di birra disidratato 
  • 2 uova 
  • liquore all’anice (io non l’ho messo) 
  • ½ cucchiaino semi di anice 
  • 5 g sale 
per la decorazione:
  • 2 uova crude 
per la glassa:
  • 50 g mandorle 
  • 80 g zucchero 
  • 50 g albumi 
  • zucchero in granella q.b. 
  • zucchero a velo q.b. 

PROCEDIMENTO

Prepariamo un pre-impasto. In una ciotola mescolate 150g di farina presi dal totale con l’acqua (100g) e il lievito. Impastate velocemente per ottenere un panetto morbido che dovrete riporre nella ciotola, coprire con pellicola e lasciar lievitare al caldo fino al raddoppio.

Nella ciotola dell’impastatrice (ma va benissimo anche a mano) mettete il resto della farina, lo zucchero, le uova e i semi di anice (volendo potete aggiungere anche 2 cucchiai di liquore all’anice) e tutto pre-impasto lievitato. Tenete da parte il sale e il burro.

Una volta che l’impasto si sarà formato aggiungete un pezzetto alla volta il burro alternandolo con il sale. Impastate ancora fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico.

Trasferite sulla spianatoia l’impasto, date forma sferica e riponete a lievitare in una ciotola unta coperta con pellicola al caldo per circa 40 minuti.

Riprendete l’impasto, dividetelo in due parti e da ogni parte togliete una noce di impasto. Formate dalle parti più grandi due filoni (indicativamente 50 cm) e dalle due parti piccole quattro piccoli filoncini.
 

Ora potete formare la vostra coppia di cavagnetti: prendete un filone lungo ed unitelo a formare una ciambella, sulla parte unita posate l’uovo crudo e fermatelo con una croce fatta dai due dei quattro piccoli filoncini preparati prima. Ripete l’operazione col secondo filone.

Riponete i cavagnetti su una o due teglie coperte di carta forno, copriteli con pellicola e fate lievitare un’ultima volta per circa 60 minuti.

Mentre i cavagnetti lievitano, preparate la glassa con cui decorarli.

In un frullatore ponete le mandorle e lo zucchero e tritate finemente. Quindi aggiungete al composto: l’albume e la fecola mescolando a mano. Ponete in frigo fino all’utilizzo.

Quando saranno lievitati, cospargeteli con abbondante glassa, quindi aggiungete la granella di zucchero e spolverate di zucchero a velo.

Cuocete in forno già caldo a 180°C per 40 minuti, facendo attenzione a che non bruniscano troppo le croci sulle uova, se necessario copritele con poco alluminio.

Fate raffreddare su una gratella da dolci.



Buon appetito! 



Non ci resta che augurarvi 

una felice e serena Santa Pasqua

































sabato 17 novembre 2012

UOVA E MOSTARDELLA CON BASTONCINI DI PANISSA GRIGLIATI

Anche questa volta il fotografo ha voluto strafare, e si è sostituito al cuoco (mi do delle arie!!!) relegandomi al ruolo di scrivana….

Questo piatto è un classico della tradizione contadina, l’uovo al tegamino è una ricetta elementare, veniva preparata frequentemente e costituiva una solida base per interi pranzi, essendo un piatto gustoso e calorico a sufficienza per sostenere ore di lavoro.

Bhe’! ai nostri tempi lo potremmo definire uno schiaffo al colesterolo, specialmente proposto in questa versione con la mostardella. Il tocco dello chef di casa mia, è stato quello di sostituire le strisce di pane utilizzate per mangiare il tuorlo dell’uovo, con strisce di panissa grigliata.


UOVA E MOSTARDELLA CON BASTONCINI DI PANISSA GRIGLIATI




INGREDIENTI:
·      Uova (uno per ogni commensale)
·      1 mostardella
·      vino bianco
·      sale
·      olio extravergine di oliva

per la panissa:
·      150gr farina di ceci
·      500ml acqua
·      sale

PREPARAZIONE:


Cominciamo col preparare la panissa che andrà poi lasciata raffreddare, tagliata a listarelle e quindi grigliata da tutti i lati. In generale la proporzione per preparare la panissa è 1lt d’acqua per 300gr di farina di ceci, ognuno si deve quindi regolare poi sulla quantità che gli serve.


Mettere la farina di ceci in una casseruola ed aggiungere gradatamente l’acqua tiepida mescolando in modo da non formare grumi, unire il sale e mettere al fuoco continuando a mescolare come se fosse una polenta.
Quando sarà rassodata, abbastanza da staccarsi dalle pareti della casseruola, versarla in una teglia e stenderla per bene.

Dopo qualche ora sarà completamente fredda e rassodata, quindi tagliarla a listarelle e grigliarla da tutti i lati con poco olio. Tenere da parte.


Continuiamo la preparazione: per prima cosa tagliare la mostardella a fette spesse quasi 1 cm, passarla in padella a fuoco vivo su ambo i lati e sfumare con vino bianco. Tenere da parte.
Occupiamoci dell’uovo: dividere l’albume dal tuorlo, mettere in un padellino con poco olio l’albume e far cuocere, quando è quasi cotto aggiungere le fettine di mostardella e il tuorlo dell’uovo al centro del’albume. Lasciare pochi minuti, il tuorlo non deve rassodare ma solo scaldarsi.
Servire ben caldo con i bastoncini di panissa.

Buon appetito!

Vi racconto ancora due curiosità su questo piatto, o meglio sugli ingredienti che lo compongono.

La mostardella è un prodotto derivato dal più famoso salame di Sant'Olcese e composto dalle parti di carne bovina più filacciose.
E’ un vero e proprio reperto archeologico della gastronomia genovese,
per le sue caratteristiche ed il suo costo inferiore essa viene denominata "il Salame dei Poveri", essendo infatti parte integrante della dieta della famiglie contadine della Val Polcevera e del popolo genovese.  Viene abitualmente consumata come un salume crudo qualsiasi, tuttavia nella cucina popolare genovese essa viene scottata sulla graticola, adoperata in ricette assieme alle uova oppure come contenuto di gustose frittelle.  La mostardella servita calda era la colazione tradizionale del giorno di Natale.

Con la farina di ceci oltre alla gustosissima Farinata, si può creare un'altra bontà tipica del nostro territorio, la Panissa.
Anche la panissa, come la farinata, si poteva trovare nelle antiche “Sciamadde”, locali storici di Genova, in cui veniva cucinata con il forno a legna e servita insieme alle tipiche torte salate liguri. Questi locali hanno origini antichissime e dopo un periodo in cui stavano scomparendo, sono ritornati di moda, grazie ai giovani che con grande passione stanno continuando questa antica tradizione. 


Con questa ricetta partecipo al contest “Cucinando…curiosando” di Paola del blog Radici di zenzero:


Io sono curioso/a e Tu? Partecipa con me a "Cucinando Curiosando"! 
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