Visualizzazione post con etichetta Il club del 27. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il club del 27. Mostra tutti i post

martedì 27 marzo 2018

LE MIE EMPANADAS DI MANZO...per il Club del 27!

Ciao a tutti!

Questa settimana siamo decisamente internazionali. Dopo aver fatto un salto in Gran Bretagna per un Afternoon Tea, oggi vi portiamo in Argentina per scoprire le Empanadas di manzo.
 


Con gli amici del Club del 27, questo mese, avevamo la possibilità di scegliere una ricetta tratta dal libro “The Perfect Eggs” scritto a due mani da T.I.Fisher e J.Park. Una raccolta di ricette che hanno come protagonista le uova sia in preparazioni quotidiane che più innovative.
  


banner della mitica Mai

Tra le varie golose proposte del libro, noi abbiamo scelto le Empanadas di manzo argentine. 
Qui trovate tutte le altre strepitose proposte. 




Le Empanadas sono mezzelune di pasta lunghe 12-15-cm ripiene di carne, sono tra i piatti più famosi della cucina argentina, cucina che ha avuto una forte influenza europea, soprattutto spagnola, dovuta alle colonizzazioni subite nel corso della sua storia. Vengono cotte sia al forno, dopo essere state spennellate con uovo sbattuto, che fritte.
 


Per tradizione le empanadas venivano preparate dalle donne per festeggiare il ritorno degli uomini, che per periodi lunghi rimanevano nelle pampas con le mandrie. Il nome deriva dal castigliano “empanar”, cioè racchiudere un ripieno in un impasto di pane.

Vengono preparate con diversi ripieni, a seconda della zona di provenienza, e a seconda del ripieno vengono chiuse diversamente, tecnica che permette poi di riconoscerle una volta cotte. Ad esempio, quelle con carne si chiudono a mezzaluna ed il bordo viene attorcigliato su se stesso formando una treccia. In quelle al formaggio, dopo essere state chiuse a mezzaluna, le due punte vengono riunite tra loro. Quelle agli spinaci, si chiudono verso l’alto a formare una cresta. (fonte QUI ).
 


I nanetti di casa hanno molto gradito questa ricetta, ed anche i grandi ne sono stati parecchio felici. Per quanto riguarda la forma delle mie empanadas: sicuramente devo esercitarmi ancora, la treccia delle mie empanadas ha avuto qualche problema!



EMPANADAS DI MANZO

Ricetta tratta dal libro “The perfect Egg” T.l.Fisher & J.Park, ed. Ten Speed Press


INGREDIENTI

Per l’impasto:

  • 320 g farina (2¼ cups)
  • 7 g sale (1 ½ teaspoons)
  • 110 g burro non salato freddo, tagliato a cubetti (1/2 cup)
  • 1 uovo
  • 70 g acqua gelata (1/3 cup)
  • 11 g aceto di mele (1 tablespoon)
Ripieno:
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva (2 tablespoons)
  • 1/2 poblano Chile (peperoncino, potrebbe essere simile al Jalapeno), tagliato a dadini
  • 50 g chicchi di mais freschi (1/3 cup)
  • 1/4 cipolla dorata, tritata
  • 1 pomodoro, tagliato a cubetti
  • 1 spicchio d’aglio, tritato
  • 225 g carne di manzo macinata (8 ounces)
  • 1 cucchiaino e mezzo di concentrato di pomodoro (1 ½ teaspoons)
  • origano fresco (1 tablespoon + 1 teaspoon)
  • Sale e pepe nero appena macinato
  • 3 uova bollite, private della buccia e tritate
  • 20 olive verdi in salamoia, denocciolate e tritate
  • 1 uovo, leggermente sbattuto con 2 cucchiai d’acqua per lucidare la superficie

  • Olio di semi di arachidi, per la frittura 

PROCEDIMENTO:

Nella ciotola del frullatore unite la farina e il sale, mescolateli e aggiungete il burro freddo tagliato a cubetti. Azionate il frullatore. Otterrete un composto granuloso.

Sbattete insieme uovo, acqua e aceto (l'acqua non mettetela tutta in una volta, dovrete ottenere un impasto asciutto che vi permetta poi di modellarlo, il mio era troppo morbido ed infatti la forma delle mie empanadas non è delle migliori). Unite questo composto di uova alla miscela di farina e azionate ancora il frullatore ad impulsi. Otterrete una massa ruvida.

Trasferite l’impasto su una superficie infarinata e impastare brevemente fino a renderlo omogeneo, facendo attenzione a non maneggiarlo eccessivamente così che la pasta rimanga morbida.

Spianate l’impasto in un disco spesso, avvolgetelo in pellicola per alimenti e conservare in frigorifero per almeno un’ora ma anche fino a un massimo di due giorni.

Preparate il ripieno:

scaldate in una padella ampia l’olio extravergine di oliva a fuoco medio-alto. Aggiungete il peperoncino, il mais, la cipolla, il pomodoro e l’aglio e fate soffriggere per circa 3 minuti.

Aggiungete la carne di manzo tritata e continuate a rosolare, sgranate la carne con un cucchiaio di legno e fatela ben rosolare. Aggiungete il concentrato di pomodoro e l’origano e aggiustate di sale e pepe. Abbassate il fuoco e aggiungete uova ed olive mescolando bene.

Dovrete ottenere un impasto piuttosto asciutto e la carne ben cotta ed amalgamata a tutti gli altri ingredienti. Levate dal fuoco e lasciate raffreddare per almeno 30 minuti il ripieno prima di riempire le empanadas.
 


Per riempire le empanadas:

trasferite l’impasto su una superficie infarinata e lasciatelo a temperatura ambiente per almeno 15 minuti prima di lavorarlo. Trascorsi i 15 minuti, con l’aiuto di un matterello stendetelo in una sfoglia sottile e con un coppapasta (diametro 12-15 cm) ricavatene tanti dischi. Impastate nuovamente gli scarti della pasta, stendetela nuovamente e ricavate di nuovo dei dischi con l’aiuto del coppapasta. Procedete in questo modo fino ad esaurimento della pasta.

Spennellate l’intero bordo dei dischi d’impasto con l’uovo, quindi mettete un po’ di ripieno al centro del disco di pasta. Piegate l’impasto sul ripieno come a formare una mezzaluna e sigillate con i rebbi di una forchetta per bene le due metà, quindi attprcigliate i bordi a formare una specie di treccia. Ripetete tutte le operazioni fino a terminare tutti gli ingredienti.
 


Friggete le empanadas in abbondante olio di semi di arachidi prima da un lato, poi dall’altro.
Servite calde.
Nota: 
Ho utilizzato per le mie empanadas olive nere, al momento di preparare il ripieno mi sono accorta che un topolino di casa aveva mangiato tutte le olive verdi ahimè!






























Buon appetito!






giovedì 14 dicembre 2017

L'AVVENTO DEI TRIFLE per l'MTC...Trifle of Four Chocolates di Paul Young!

Ciao a tutti!

Oggi insieme alle amiche del Club del 27, eccezionalmente il 14 anziché il 27 del mese, vi proponiamo una carrellata di trifle da svenimento perfetti per stupire nelle prossime feste di Natale. Qui da noi trovate il Trifle ai quattro cioccolati di Paul Young, tutte le altre proposte le troverete elencate in casa MTChallenge...vedrete che golosa giornata del calendario dell’Avvento!!!
 


Il trifle è un tipico dolce al cucchiaio di origine anglosassone risalente al periodo georgiano e vittoriano, potremmo definirlo come l‘ispiratore della nostra zuppa inglese. Ai tempi era un modo per recuperare gli avanzi dei luculliani pranzi di quell’epoca. È un dolce a strati ricco di creme con una base un tempo di pasta morbida lievitata intrisa di liquore, oggi comunemente si usa anche il pan di spagna o altri tipi di torte, pensate col panettone o il pandoro che delizia.
  


Ed ora veniamo alla nostra scelta. Tra i nanetti abbiamo una vera estimatrice del cioccolato fondente quindi non potevamo che scegliere questo trifle in cui c’è un vero tripudio di cioccolato di ogni tipo e forma. Inutile raccontarvi il suo entusiasmo, lo immaginate benissimo. Ma una cosa mi ha stupito, questo dolce è stato molto apprezzato anche dagli altri due. Insomma un vero successo. Il fotografo non fa testo, lui non ama i dolci, quindi ignoro il suo commento!!!

Ho scelto di fare delle monoporzioni anziché una grande coppa unica sinceramente mi piace di più l’idea di servire un trifle integro ad ognuno è più scenografico! Ho dimezzato le dosi rispetto alla ricetta originale ed ho ottenuto 4 monoporzioni.



TRIFLE OF FOUR CHOCOLATES di Paul Young

Ricetta originale la trovate tra queste
Ricetta tratta da P.Young, Avventure al cioccolato, DeAgostini, p 42


INGREDIENTI per 4 monoporzioni:

Primo strato:

  • 150 g brownie al cioccolato a pezzetti (per me ricetta in basso)
  • 50 ml whisky, rum altro liquore a scelta (facoltativo, io non l’ho messo per i bambini)

Secondo strato (crema al cioccolato):

  • 100 g cioccolato al latte giavanese al 40% (io cioccolato al latte di qualità)
  • 250 ml panna 
  • ¼ cucchiaino sale 
  • 20g zucchero muscovado

Terzo strato (mousse al cioccolato bianco):

  • 100 g cioccolato bianco
  • 200 ml panna da montare

Quarto strato (la salsa al cioccolato fondente):

  • 20 g zucchero di canna a velo
  • 70 g cioccolato fondente al 70%, spezzettato
  • 30 ml acqua


Per decorazione:
  • riccioli di cioccolato bianco e fondente

Per i brownies non ho utilizzato la ricetta del libro, ma questa versione suggerita da Fabiola:

Per brownie (per 3 piccole teglie 12x6 cm):
  • 75 g burro
  • 90 cioccolato fondente al 70%
  • 10 g cacao amaro
  • 100 g zucchero
  • 1 uovo

PROCEDIMENTO:

Preparate i brownie. Sciogliete a bagnomaria, il cioccolato fondente con il burro e lo zucchero, togliete dal fuoco ed aggiungete farina e cacao setacciati, mescolate con una fruste elettriche a bassa velocità, unite l’uovo, continuate a lavorare per un paio di minuti. Dividete il composto nelle tre teglie (o anche in una sola di equivalente dimensione), cuocete per 15-20 minuti a 170° C. Appena sono cotti, sfornate e lasciate raffreddare del tutto e tagliateli a quadrettini.

Ho utilizzato quattro bicchieri alti 7 cm e larghi 7,5 cm escluso il piede.

Primo strato: spezzettate i brownie e posizionateli nel fondo delle vostre coppe, formando il primo strato. Sciogliete a bagnomaria il cioccolato al latte. Nel frattempo in un pentolino fate scaldare 250 ml di panna, il sale e 20 g di zucchero, appena lo zucchero si è sciolto, spegnete la fiamma, fate attenzione a non far bollire la panna, versate a filo nel cioccolato fuso e montate leggermente con le fruste elettriche per 5 minuti, fate raffreddare. Versate metà del composto sui brownies, ripetete un secondo strato, quindi prima i brownie spezzettati e dopo la salsa di cioccolato, riponete in frigo per 30 minuti. Se non siete sicuri della consistenza della crema al cioccolato potete aumentare il tempo di riposo in frigo o anche metterli un quarto d’ora in freezer, gli strati devono essere ben separati ed evidenti.

Secondo strato: sciogliete a bagnomaria il cioccolato bianco, montate leggermente la restante panna (deve solo cambiare consistenza), unite il cioccolato bianco a filo e lavorate sempre con le fruste elettriche delicatamente e per poco tempo, il composto deve rimanere morbido.

Terzo strato: la salsa al cioccolato fondente. Portate ad ebollizione acqua e lo zucchero rimanente, unite il cioccolato fondente e mescolate velocemente, fate raffreddare. Versate sopra la mousse al cioccolato, decorate con i riccioli di cioccolato bianco e fondente.



 
Buon appetito!


Correte su MTChallenge e ne vedrete delle belle...








sabato 27 maggio 2017

I miei DAKOS...per il Club del 27!


Ciao a tutti!


Oggi vi presentiamo i Dakos cretesi




Eccoci tornati all’appuntamento con “Il club del 27”, un gruppo di amici che si “radunano” solo per la voglia di cucinare insieme e di condividere, come vi avevo raccontato il primo mese


  





Il mese scorso non siamo riusciti a partecipare e non avete idea di quanto mi siano mancate le nostre quattro chiacchiere. 
 

Questo mese la sfida MTChallenge proposta da Giovanna erano i roll, quindi le menti del club, Alessandra, Ilaria, Valentina e Francesca, hanno pensato di riproporre per il club del 27 il tema del mese relativo alla sfida 31 sulla Ceasar salad e molte ricette tratte dal libro che poi ne è scaturito Insalata da Tiffany.
   



Appena visto l’elenco delle insalate tra cui scegliere non avevo idea di cosa avrei fatto, ma poi ho notato i DAKOS e soprattutto la possibilità di mettere le mani in pasta per preparare i paximadia e allora non ho resistito.
 


Quindi questo mese si va in Grecia, precisamente nell’isola di Creta per scoprire un piatto molto versatile tipico della loro cucina.

Il DAKOS è un antipasto o un accompagnamento e rientra nella categoria delle insalate. Prepararlo è molto semplice, si tratta di un crostone tostato simile alle friselle pugliesi, a base di farina di orzo o anche grano integrale, chiamato paximadia, leggermente bagnato e arricchito con pomodoro fresco, formaggio fresco sbriciolato (il mitzithra, da noi introvabile, sostituibile con la feta), olive e origano. Semplicissimo ma perfetto per le calde giornate estive come pranzo veloce e leggero!

Il nome di paximadia, nell’arcipelago cretese ci sono anche due isole con questo stesso nome, sembra derivi da un cuoco dell’antichità, Paximus, che creò questo pane d'orzo biscottato, indispensabile perché si conserva per moltissimo tempo ed era perfetto per eserciti, viaggiatori e marinai in epoca bizantina.

Vediamo come preparare il tutto...


DAKOS (frisella cretese) con pomodori, feta ed olive 

Ricetta tratta da La Cucina Greca di Jean-Michel Carasso

INGREDIENTI

  • 1 paximàdia (o frisella integrale)
  • 1 pomodoro maturo (dimensione piccolo/medio)
  • 30 g Feta 
  • 1 pizzico origano secco
  • Qualche oliva nera piccola
  • Olio extravergine di oliva “intenso”
  • poco aceto di vino rosso
  • Sale e pepe

PROCEDIMENTO

Tagliate il pomodoro in cubetti piccoli. Sbriciolate la Feta. Bagnate molto velocemente la frisella sotto l’acqua, e copritela con i cubetti di pomodoro. Condite con olio, poco aceto, origano e poco sale e pepe. Aggiungete la Feta (in realtà servirebbe il mitzithra, un formaggio fresco da noi introvabile) sbriciolata sopra il pomodoro, qualche oliva nera e servite immediatamente.


Nota:

La ricetta originale prevede una paximàdia che potete sostituire con una frisella integrale tipo pugliese.



PAXIMADIA 

(Pane biscottato cretese all'orzo)

Ricetta tratta da La cucina di Vefa di Vefa Alexiadou





INGREDIENTI per 16 fette

  • 700 g di farina d'orzo
  • 450–750 ml acqua 600 ml di acqua tiepida
  • 225 g farina forte
  • 120 ml di olio extravergine d'oliva 
  • 4 tablespoon miele (ne ho usati solo 2 tablespoon) 40 g miele
  • 1 tablespoon sale 16 g sale
  • 2 tablespoon lievito di birra secco 4 g lievito di birra secco

PROCEDIMENTO:

Mettete in una ciotola la farina bianca (250 g), il lievito (4 g), e 250g acqua tiepida, mescolate fino ad ottenere una pastella densa. Lasciate lievitare coperto da pellicola per alimenti e in un luogo tiepido fino al raddoppio.

Nella ciotola dell’impastatrice (ma potrete lavorare anche a mano) setacciate la farina d'orzo con il sale. Sciogliete il miele in poca dell'acqua tiepida restante e aggiungete alla ciotola con la farina, unite anche l'olio e il composto lievitato.

Iniziate ad impastare ed unite altra acqua tiepida, dovrete ottenere un impasto abbastanza morbido ed anche appiccicoso. Continuate a lavorarlo fino a che diventerà soffice ed elastico, e si staccherà dalle pareti della ciotola.

Avendo utilizzando in parte una farina forte, ho preferito aggiungere un periodo di maturazione in frigo. Quindi a questo punto, trasferisco il mio impasto in una ciotola leggermente oliata e coperta con pellicola per alimenti. Lascio iniziare la lievitazione (puntare) per 1 ora quindi trasferisco la ciotola in frigo a 5°C per tutta la notte (circa 12 ore). La mattina successiva fate riacclimatare l’impasto qualche ora fuori dal frigo prima di continuare con la pezzatura.

Se non volete fare la maturazione in frigo, finito di impastare fate lievitare coperto da pellicola in un luogo tiepido fino al raddoppio.

Nel frattempo, coprite con carta forno bagnata e strizzata delle teglie. Una volta raddoppiato, trasferite l'impasto su un piano di lavoro leggermente infarinato. Dividetelo in 16 parti (circa 110 g a pezzo), e arrotolate ogni parte in un cilindretto lungo 25 cm circa. Congiungete le estremità, sovrapponendole leggermente, e chiudetele a ciambella.

Trasferite le ciambelle, ben distanziate, sulle teglie preparate in precedenza, coprite con un canovaccio e lasciate lievitare ancora fino al raddoppio.

Preriscaldare il forno a 200°C. Dopo l'ultima lievitazione, praticate una linea in orizzontale sugli anelli, servirà per tagliarli a metà dopo la prima cottura. Cuocete per 35-40 minuti, sfornate e fate raffreddare su una gratella.

Dividete ogni ciambella a metà, fate tostare in forno a 100°C per far asciugare bene (perfetto per asciugare le fette è l’essiccatore, potrete impostarlo al minimo (45°C) e lasciarlo tutta la notte) .

I paximadia dopo la seconda cottura si conservano in contenitori chiusi per molto tempo.



Buon appetito!




lunedì 27 marzo 2017

La mia TORTA PASQUALINA....per il club del 27!

Ciao a tutti!
 


Siamo al secondo appuntamento con “il club del 27”, un gruppo di amici che si “radunano” solo per la voglia di cucinare insieme e di condividere, come vi avevo raccontato lo scorso mese.
 




Innanzitutto voglio ringraziare di cuore tutti i miei compagni di viaggio, vedere la pioggia di commenti sul nostro primo post per il club, mi ha scaldato il cuore. Mi avete fatto tornare ai primi tempi del blog quando appena pubblicato non si aspettava altro di leggere i commenti degli amici che passavano a trovarci!! Bellissimo!!


Questo mese la sfida MTChallenge proposta da Giuliana erano le terrine, quindi si è pensato, o meglio Alessandra, Ilaria, Francesca e Valentina, menti del club, hanno pensato di riproporre per il club del 27 il tema delle MISS MTC PIE, ovvero timballi, torte, pies d’Italia e del mondo che si compongono di un guscio (che può essere ad esempio brisèe, pasta matta, sfoglia al vino) che racchiude un ripieno di qualsiasi tipo, sia dolce che salato.
 


In un primo momento la scelta per me sembrava difficile, conoscete la mia passione per le ricette della mia Liguria e in questo tema ce n’erano ben tre.

Ma poi ho pensato che avevo l’occasione di completare un vecchio post di tanto tempo fa, in cui erroneamente chiamavo torta Pasqualina una torta che in realtà ho scoperto in un secondo tempo si dovrebbe chiamare Cappuccina...e quindi eccoci qui a parlare finalmente della torta Pasqualina.
 


La torta Pasqualina è una torta molto antica preparata nel periodo Pasquale, da cui il nome. Se ne ritrovano le tracce fin dal lontano 1400, ed inoltre per la preparazione e per gli ingredienti scelti è una torta ricca di simbolismo. Pensate che la tradizione vuole che sia preparata con 33 sfoglie fatte di pasta matta, un mix di farina, acqua e olio extravergine di oliva (naturalmente ligure) senza uova né burro, per ricordare gli anni di Cristo; troviamo poi le uova sode, direttamente sotto le sfoglie superiori, simbolo della rinascita della vita, del ritorno della primavera e della sconfitta della vita sulla morte. E poi la presenza del formaggio che insieme alle uova rappresentava un cibo ricco costoso che veniva utilizzato solo nei piatti che si preparavano per le feste, in questo caso la Santa Pasqua.
 


Sul bordo tradizionalmente veniva poi inciso con un coltello l'anagramma o un simbolo della famiglia; questo passaggio era fondamentale perché i forni non esistevano in ogni casa ma c’erano solo quelli di paese oppure si cuoceva dai fornai: quindi le torte venivano cotte in grandi forni comunitari o dai fornai insieme a quelle di altre famiglie ed ecco che l'anagramma diventava indispensabile per riconoscere la propria produzione.
 


Un prodotto tipicamente ligure che viene utilizzato nella Pasqualina è la prescinsêua genovese, ovvero un prodotto caseario tipico simile ad una cagliata acida, molto leggera e praticamente introvabile al di fuori della nostra provincia. Ma come vi ho detto prima questi erano ingredienti costosi, ed infatti non sempre erano presenti nelle case così talvolta la prescinseua (che oggi si può sostituire con la ricotta) poteva essere sostituita con pane ammollato nel latte che era più facilmente reperibile.

Veniamo ora alla ricetta...




TORTA PASQUALINA


INGREDIENTI per una torta da 26 cm di diametro:

per la pasta:

  • 200 g farina forte
  • 20 ml olio extravergine di oliva + altro per le sfoglie
  • acqua q.b
  • sale

per il ripieno:

  • 1 kg bietole 
  • 5 g maggiorana fresca 
  • 1 cipolla media 
  • olio extravergine di oliva 
  • sale

  • 350 g prescinsêua
  • 100 g parmigiano reggiano
  • mollica di 1 panino ammollato nel latte (facoltativo)
  • 4 uova 
  • sale 
  • pepe

PROCEDIMENTO:

Preparate la pasta con molto anticipo, anche la mattina per poi preparare la torta nel pomeriggio, questo permetterà di far maturare l’impasto e riuscirete a stenderlo in sfoglie molto sottili con più facilità. Per lo stesso motivo è importante utilizzare una farina forte quindi ricca di glutine.

Impastate la farina con acqua, olio e sale (qui potete sostituire una parte di acqua con del vino bianco) fino ad ottenere una pasta morbida ma non appiccicosa. Dividete l’impasto in 6 palline uguali e lasciate riposare almeno 2 ore coperte con un canovaccio o una ciotola rovesciata (se la preparate con tanto anticipo, copritela con pellicola e conservatela in frigo).

Preparate il ripieno: pulite le bietole eliminando le coste (il gambo) e tagliatele a striscioline sottili. In un’ampia padella soffriggete la cipolla tritata. Aggiungete le bietole e la maggiorana tritata e fate cuocere. Importante è asciugare bene il liquido che via via si forma. Lasciate raffreddare e tenete da parte.

In una ciotola mescolate la prescinsêua con il parmigiano, aggiustate di sale e pepe. Se la prescinsêua non fosse abbastanza, potete aggiungere la mollica di un panino ammollata nel latte e strizzata.
 


Preparati tutti gli ingredienti della torta, cominciate a stendere le sfoglie che la racchiuderanno. Tirate ogni pezzetto di pasta in una sfoglia molto sottile col matterello e per renderle ancora più sottile rovesciatele sui vostri pugni e tiratele da ogni parte. L’utilizzo di una farina forte ricca di glutine vi sarà di aiuto per avere sfoglie estremamente sottili.

Mettete una sfoglia appena tirata nella teglia unta di olio (oppure ricoperta di carta forno) ricoprendo anche bene i bordi e senza per ora eliminarne l’eccesso. Ungetela su tutta la superficie e sovrapponete un’altra sfoglia. Ungete ancora e sovrapponetene un’altra ancora fino ad arrivare a 3.

Sull’ultima sfoglia, che non dovrà essere unta d’olio, distribuite il composto di bietole livellandolo per bene, coprite tutta la superficie e conditele con un filo di olio.

Versatevi ora sopra il composto di prescinsêua, livellatelo bene e create al suo interno 4 fossette col dorso del cucchiaio, in ognuna delle quali metterete un uovo intero (potete arrivare anche a 6). Salate e pepate ogni uovo.

Ora coprite con le altre 3 sfoglie che dovranno anch’esse essere tirate estremamente sottili. Sovrapponete la prima sfoglia alla torta facendo un veloce movimento del polso (per incamerare aria che permetta di creare la caratteristica cupola di questa torta) e fate lo stesso con tutte le altre sfoglie, ungete tutta la superficie e sovrapponete la seconda e continuate così fino all’ultima.

Tagliate la pasta in eccesso lungo i bordi e richiudendo la pasta su se stessa formate un cordone tutto intorno. Oliate tutta la superficie.

Infornate in forno già caldo a 180°C per 45-50 minuti.


Varianti:



  • Ne “La cuciniera genovese” di Ratto, le sfoglie con cui viene racchiusa la torta sono 27, io nella mia versione mi son fermata a 6. Inoltre le bietole non vengono passate in padella con olio e cipolla ma semplicemente sbollentate e poi condite con sale, maggiorana e parmigiano reggiano. 

  • Nelle Sciamadde genovesi, antiche friggitorie e forni nati a ridosso del porto, in cui si ritrovano molti dei piatti tipici genovesi. La Torta Pasqualina viene fatta a partire da bietole crude.                                                                                                                                                                                                                                                        Tagliate le bietole a striscioline sottili dopo averle lavate, asciugatele con cura. Cospargetele con farina, parmigiano, maggiorana e sale. Mescolate bene. Distribuite le bietole così trattate sulle sfoglie (come da ricetta) e cospargetele con poco olio. A questo punto aggiungerete il composto di prescinsȇua e continuate come da ricetta.

  • Una versione molto diffusa nelle case genovesi è la Torta Cappuccina, si prepara allo stesso modo della torta Pasqualina con la sola differenza che tutti gli ingredienti non sono divisi a strati ma mescolati tra loro con l’aggiunta delle uova (nel nostro caso dovreste aggiungere ancora 2 uova per il ripieno oltre a quelle che poi dovrete mettere intere nelle fossette sulla superficie della torta). 

  • Possono ancora esserci delle varianti per quanto riguarda le verdure utilizzate: al posto delle bietole talvolta si usa il prebouggion che è un insieme di erbe spontanee tipiche della Liguria, oppure si possono utilizzare i carciofi. E in questo caso carciofi e prescinsȇua vengono mescolati tra loro come nella Cappuccina, in casa mia anche questa versione viene fatta a strati. 



Buon appetito!






lunedì 27 febbraio 2017

La mia SPONGE CAKE CAFFÈ E NOCI per il CLUB DEL 27!!!!

Ciao a tutti!
 



Ecco a voi, sono felice di presentarvi “il club del 27”!!!





Cos’è il Club del 27??!! 

Un gruppo di amici con una grande passione in comune: la cucina. Ogni mese ci “raduneremo” tutti insieme alle 9 per un caffè e ognuno porterà la sua creazione, senza per forza dover partecipare ad una gara, senza voler primeggiare, senza scegliere alcun vincitore ma solo per il gusto di cucinare insieme, fare due chiacchiere e sicuramente imparare tanto gli uni dagli altri.

Personalmente quest’idea mi ha dato la carica, mi ha restituito un po’ di quell’entusiasmo che, dopo tanti anni, forse è normale che sia un po’ scemato. Da tempo ero in cerca di una ventata di aria fresca e per fortuna è arrivata.

Ogni mese verrà scelto un argomento che sarà collegato alla sfida in corso dell’MTChallenge, ah sì ho dimenticato di dirvi che anche questa idea è scaturita da quella pazza famiglia dell’MTC di cui facciamo parte orgogliosamente da un po’ di tempo.

Dicevo: ogni mese verrà sviluppato un argomento che ci darà la possibilità di sviluppare un tema del mese del passato. L’idea mi è subito piaciuta molto, spesso le ricette del tema del mese sono ricette molto lontane dal mio quotidiano, spesso sono ricette che non conosco e che difficilmente mi verrebbe voglia di provare. Il club del 27 è una sfida contro questa mia tendenza alla chiusura verso ciò che non conosco e che è molto distante da me. 


QUI troverete tutti link delle ricette degli amici del club!!!

Sicuramente tutto questo mi permetterà di imparare molte cose e arricchire il nostro “angolino telematico” di nuove ricette. Quindi iniziamo subito!

L’argomento di questo mese sono le layer cake, cioè le torte a strati, una base che può essere un pan di spagna o come nel mio caso una sponge cake che viene tagliata a strati e poi farcita.

Io ho scelto di provare la sponge cake, una torta che grazie al tipo di procedimento incamera molta aria al suo interno ed ha una tipica struttura solida e ben aerata che la rende molto simile ad una spugna e da cui prende proprio il suo nome.
 


La più famosa sponge cake è la Victoria sponge cake, una torta inglese dedicata alla regina Vittoria, farcita in origine con confettura di lamponi a cui solo in un secondo tempo fu aggiunta la panna o una crema, e che fu inventata per allietare la famosa ora del te inventata dalla stessa regina.

La mia Sponge cake sarà arricchita da noci e caffè sia nella farcia che nell’impasto della torta, l’idea l’ho presa da Delia Smith ma l’ho eseguita modificando la ricetta di Ilaria.


SPONGE CAKE CAFFÈ E NOCI
da un’idea di Delia Smith
da una ricetta di Ilaria per MTC



INGREDIENTI:

  • 4 uova a temperatura ambiente (per me circa 270 g)
  • burro (stesso peso delle uova)
  • zucchero (stesso peso delle uova)
  • farina debole (stesso peso delle uova)
  • 100 g noci tritate molto fini
  • 10 g lievito per dolci
  • 5 g caffè istantaneo 
  • 2 cucchiai di latte
FARCIA:
  • 250 g formaggio cremoso
  • 250 g panna da montare 
  • 150 g zucchero a velo
  • 4 g caffè istantaneo 
  • 1 cucchiaio di latte

  • chicchi caffè ricoperti di cioccolato per decorazione

  • noci caramellate (facoltative)

PROCEDIMENTO:

Preriscaldate il forno a 180°C statico.

Importante che tutti gli ingredienti siano a temperatura ambiente. Il peso dei vari ingredienti viene dato dal peso delle uova e questo garantisce una buona lievitazione e di avere una torta ben soffice.

In una ciotola sbattete lo zucchero e il burro fino ad ottenere un composto cremoso e morbido. In una seconda ciotola sbattete le uova a lungo fino a renderle ben spumose. Quindi aggiungetele al composto di burro e zucchero, fate questa operazione lentamente aggiungendo poco uovo alla volta per non rischiare di fare impazzire la crema. Se succedesse potrete aggiungere un po’ di farina.

Setacciate la farina e il lievito ed incorporateli all’impasto con un cucchiaio di metallo (il metallo, secondo gli inglesi, impedisce la formazione di grumi inoltre la forma del bordo del cucchiaio, tagliando l’impasto trasversalmente, garantirà la minor fuoriuscita di aria). Aggiungete prima il caffè fatto sciogliere in un cucchiaio di latte e per ultime le noci tritate, fate attenzione a non smontare l’impasto.

Pesate il vostro impasto e dividetelo precisamente in tre teglie, diametro 18 cm, precedentemente imburrate e infarinate (potete anche usare solo due teglie da 20 cm di diametro) e cuocete in forno a 180°C statico per circa 25-30 minuti (non fidatevi del tempo ma fate la prova stecchino).

Lasciate raffreddare direttamente nelle teglie.

Ora potete preparare la crema di farcitura. In una ciotola mescolate bene il formaggio cremoso con lo zucchero a velo e aggiungete 1-2 cucchiai di latte dove avrete fatto sciogliere il caffè istantaneo. A parte montate la panna. Versate ¼ della panna nel composto di formaggio e mescolate velocemente per farlo ammorbidire, quindi aggiungete il resto della panna ed incorporatela con movimenti lenti dal basso verso l’alto per non farla smontare. Tenete da parte.

Quando le torte saranno perfettamente raffreddate, potete farcirle con uno strato abbondante di crema.

Decorate a piacere con chicchi di caffè ricoperti di cioccolato e con noci caramellate (facoltative). 






Buon appetito!





Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...