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giovedì 28 febbraio 2019

REVZORA, focaccia di farina di mais...per Al km 0!

Ciao a tutti!

Eccoci al secondo appuntamento mensile con la rubrica Al km 0, oggi per il tema del mese “menù a tutta polenta” vi presentiamo la ricetta della Revzora, una focaccia con farina di granoturco dal nome impronunciabile ma dal sapore sorprendente.
 


Questo tipo di focaccia molto rustica è diffusa in Liguria nelle zone delle province di Genova e La Spezia. A seconda della zona, è conosciuta con nomi diversi: Revzora in Val Stura (entroterra genovese) e Fugassetta in val Petronio e zone limitrofe.
 


In realtà queste focacce sono accomunate solo dalla presenza della farina di granoturco, perché poi differiscono per i modi di cottura e anche l’accompagnamento. La Revzora viene cotta nelle teglie in forno a legna mentre le Fugassette vengono cotte nei testetti , dei tegami di argilla fatti scaldare direttamente sul fuoco.
 

Infine in Val Stura la revzora si mangia con la testa in cassetta, un tipico insaccato del posto, mentre le fugassette vengono servite con il prebuggion o il cavolo nero.

Non deve stupirci di trovare un largo utilizzo di farina di granoturco per diverse ricette dell’entroterra ligure, infatti un tempo la farina di granoturco come quella di castagne erano molto utilizzate perché più economiche rispetto a quella bianca.
 

In questo caso vi propongo di preparare la nostra revzora per una colazione rustica in cui potrete accompagnarla a salumi, come è tradizione, ma anche assaporarla con latte e caffè e un velo di confettura, se siete come me che al mattino avete solo necessità di dolce e tanta caffeina!



La “mia” REVZORA


INGREDIENTI per 2 teglie da 27 cm diametro:

  • 500 g farina tipo 1
  • 250 g farina di mais
  • 450 ml acqua
  • 150 ml olio extravergine di oliva
  • 20 g sale
  • 7 g lievito di birra disidratato
  • 7 g malto
PROCEDIMENTO:

Seguendo il procedimento di molti pani con farina di polenta, ho iniziato anch’io la preparazione di questa focaccia facendo un’autolisi (*):

nella ciotola dell’impastatrice mettete tutta la farina di mais ed aggiungete ½ dell’acqua prevista dall’impasto tiepida. Impastate delicatamente alla 1° velocità per alcuni minuti (va benissimo anche mescolare con un cucchiaio), la farina deve assorbire completamente l’acqua, quindi coprite e lasciate riposare per 30 minuti.

Ora aggiungete la farina tipo 1, il lievito, il malto e l’acqua iniziate ad impastare. Dopo qualche minuto aumentate la velocità dell’impastatrice, aggiungete il sale, infine l’olio in diverse riprese. Ora giocando sulle velocità dell’impastatrice e spegnendo e ribaltando l’impasto con una spatola spesso nella ciotola, portate ad incordatura. Non scoraggiatevi e non siate frettolosi, otterrete un impasto liscio ed omogeneo. Spegnete la macchina e fate riposare per 30 minuti.

Trasferite ora l’impasto sulla spianatoia, dividetelo in due parti e stendetelo con le mani in due teglie di 27 cm di diametro. Coprite con pellicola e lasciate lievitare in luogo caldo e riparato da correnti per 1 ora.

Spennellate di olio extravergine di oliva e spolverate la superficie delle focacce di farina di granoturco e lasciate ancora lievitare per il tempo che il vostro forno raggiungerà la temperatura di cottura (circa 30 minuti).

Cuocete in forno caldo a 210°C per 25/30 minuti.

NOTA:

  • (*) L’autolisi serve nelle farina con glutine per sviluppare al massimo il glutine, rendere l’impasto più facilmente lavorabile tanto da ridurre i tempi di lavorazione, si ottengono impasto molto lisci e malleabili e questo aiuta nella lavorazione finale del prodotto. Nel nostro caso utilizzando una farina naturalmente priva di glutine, non sfrutteremo la maggiore elasticità data dal glutine ma la facilità di impasto e la qualità del prodotto finale.

  • la ricetta che vi presento è un mix di varie ricette trovate in vari siti e libri quindi non pretende assolutamente di essere la ricetta originale.


Buon appetito!


Scopriamo ora insieme tutte le proposte de Al km 0 per il tema “menù a tutta polenta”:



Colazione qui da noi: Revzora, focaccia di farina di mais
Pranzo Simona: Gnocchetti di polenta gratinati al formaggio
Merenda Sabrina: Brownies di polenta dolce
Cena Carla: Tondini di polenta con i porri


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giovedì 7 febbraio 2019

KRAPFEN in Liguria...per il Granaio!


Ciao a tutti!

Vi chiederete: “Cosa c’entrano i Krapfen, noti dolci di origine austriaca, con la tua Liguria?” Ebbene, grazie ad un astuto pasticcere di nome Romano Zampirolo che negli anni ’60 mise appunto la ricetta e iniziò a produrli nella sua pasticceria di Bogliasco, sono entrati a tutti gli effetti a far parte della nostra storia, e perché no, anche tradizione. Ed eccoci qui a parlarne per il nostro appuntamento mensile con la rubrica “Il Granaio”.
 


Pensate che i Krapfen di Romano erano talmente tanto apprezzati dai suoi clienti che davanti al suo negozio in via dei Mille si formavano sempre lunghe code dopo le 4 del pomeriggio, ora in cui iniziava la vendita.

 

Diventarono così motivo di fermata in questo borgo della riviera per i tanti che si trovavano a passare da quelle parti, anche molti personaggi famosi dell’epoca tessevano le lodi di questo prodotto.
 


Oggi ormai né Romano né sua moglie ci sono più, ma si continua la tradizione e ogni anno a Bogliasco, i primi di giugno, viene organizzata a scopo benefico la sagra dei Krapfen di Romano in cui vengono fritti e poi farciti migliaia di questi golosi dolci utilizzando sempre la ricetta del famoso pasticcere.
 



Anche nel resto della Liguria, anche in estate in spiaggia, è facile trovare in vendita i Krapfen, altro famoso produttore di questi tempi è “Cesare Krapfen” a Spotorno, località balneare del Ponente ligure in provincia di Savona.

La ricetta che vi lascio qui oggi, non è la ricetta di Romano, ma è tratta da un vecchio libricino che ho scovato a casa dei miei genitori.



KRAPFEN

INGREDIENTI (per circa 30 krapfen di 8 cm di diametro):

  • 600 g farina media forza (w 280-300) 
  • 200 ml latte 
  • 150 g zucchero semolato 
  • 70 g burro a temperatura ambiente 
  • 4 g lievito di birra disidratato (opp. 14 g lievito birra fresco) 
  • 4 rossi d’uovo 
  • 2 uova intere 
  • 2 cucchiai di Rum (per me Honey whiskey) 
  • buccia grattugiata limone 
  • 1 pizzico di sale 
altro:
  • olio extravergine di oliva per friggere 
  • zucchero semolato 

PROCEDIMENTO:

Preparate per prima cosa un lievitino: in una piccola ciotola mescolate velocemente 100 g farina (presi dal totale) con 100 ml latte (presi dal totale) e il lievito (tutto). Coprite e fate lievitare al riparo per 40 minuti. Il lievitino sarà pronto quando si formeranno sulla superficie delle piccole bolle.

Nell’impastatrice mettete il lievitino pronto, il resto della farina, lo zucchero quindi aggiungete poco alla volta il latte rimanente, le uova (intere e tuorli) e lo zucchero. Quando l’impasto inizia a formarsi aggiungete anche il Rum e la buccia di limone. Infine quando inizia ad incordare aggiungete il burro a tocchetti e il sale. Il burro aggiungetelo a pezzettini per volta, aspettate che venga assorbito dall’impasto prima di aggiungerne altro. Ora giocando con la velocità dell’impastatrice portate ad incordatura, per aiutarvi spegnete l’impastatrice e staccate l’impasto dal gancio e dai lati aiutandovi con un tarocco e ribaltatelo. Fate questo passaggio due o tre volte.

Dovrete ottenere un impasto liscio e lucido e la ciotola dell’impastatrice perfettamente pulita.

Trasferite l’impasto sulla spianatoia, date un giro di pieghe a libro, formate una palla (pirlatelo) quindi trasferitelo in una ciotola leggermente unta. Coprite con pellicola e fate lievitare a circa 24°C fino al raddoppio.

Stendete in un rettangolo fino ad uno spessore di ½ cm e tagliate i dischi con un coppapasta (o un bicchiere) di 8 cm di diametro. Riunite i ritagli in pezzatura da 40 g ciascuna, formate delle palline e fate lievitare per poi friggerli con gli altri. Lasciateli sulla spianatoia distanziati e coperti con pellicola da cucina a lievitare ancora 40 minuti (anche 1 ora).
 


Quindi friggeteli in olio extravergine di oliva a 150° C – 160°C. Girateli a metà cottura, ci vorrà qualche minuto (in realtà li ho girati più volte). Fate attenzione alla temperatura dell’olio, mantenetela il più costante possibile altrimenti i krapfen cuoceranno velocemente fuori e rimarranno crudi dentro. Non abbiate fretta.

Avrete ottenuto un perfetto risultato se otterrete il classico anello bianco lungo la circonferenza. Quando il krapfen è troppo lievitato diventerà grinzoso, mentre se poco lievitato risulterà pesante e gommoso.

Scolateli bene dall’olio e se volete potrete ora farcirli con crema pasticcera, confettura o cioccolato e spolverate di zucchero a velo. Io li preferisco non farciti e ricchi di zucchero semolato!

Nota:

  • Per problemi di tempo, dopo aver finito l’impasto, l’ho lasciato a temperatura ambiente per un’ora poi l’ho trasferito in frigo per tutta la notte. Al mattino l’ho lasciato acclimatare per un’ora quindi ho continuato come da ricetta stendendo l’impasto in un rettangolo. 
  • Sembra che questo impasto soffra le condizioni atmosferiche. Un clima secco rende l’impasto perfetto, mentre la lievitazione si complica con l’umidità essendo un impasto ricco.


Buon appetito!



Ed infine ecco il paniere completo di questo appuntamento:




Da Carla: chiocciole di pane con erbe aromatiche e ricotta
Qui da noi: Krapfen in Liguria!
Da Natalia: Pane misto con farina di avena a lievitazione naturale
Da Sabrina: Brioche senza latte agli albumi
Da Simona: Pane di semola incamiciato (con lievito madre)
Da Zeudi: Pane di grano antico risciola  




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mercoledì 21 settembre 2016

FUGASSA CU-E PATATTE...ovvero focaccia con le patate genovese!

Ciao a tutti!

Oggi è la Giornata nazionale della Focaccia di Patate per il Calendario del Cibo Italiano creato da Aifb e la nostra ambasciatrice d’eccezione è Antonella Vergari del blog Noce Moscata. Sul sito Aifb troverete il suo articolo di approfondimento.





A Fugassa cu-e patatte, focaccia con le patate, è una delle varianti della nostra famosa focaccia genovese. La potete trovare a Genova, ma sarebbe meglio dire  in tutta la Liguria perché in questo caso la sua origine sono le zone interne appenniniche della regione e non strettamente la nostra città, dove anche oggi è molto diffusa.

La sua origine è probabilmente da ricercare nel lontano fine Settecento, quando un parroco dell’entroterra ligure, don Michele Dondero parroco di Roccatagliata (valle della Fontanabuona), riuscì con non poca difficoltà a convincere i suoi parrocchiani che le patate potevano essere un’ottima soluzione alla carestia di quei tempi. Non si limitò a dimostrare con i suoi esperimenti di affermato agronomo l’alta resa seme-raccolto del famoso tubero, ma si spinse ben oltre trovando il modo di impiegare in cucina questo prodotto nelle torte salate, nelle focacce o nella pasta.
 


 Le patate furono importate in Europa dagli spagnoli alla metà del Cinquecento, dopo averle scoperte durante uno dei loro viaggi sulla Cordigliera Andina. In Italia arrivarono nella seconda metà del XVI secolo conquistando subito una fama negativa infatti, molti mangiarono le foglie e i frutti, 
invece del tubero, ricchi di solanina con conseguenti intossicazioni.

La focaccia di patate è nata come un prodotto casalingo e appenninico è oggi molto diffusa anche nei vari forni della città. Una volta probabilmente era la base del pranzo, oggi non è consumata in un momento preciso della giornata ma è perfetta sempre dalla colazione alla cena.

Rispetto alla classica focaccia genovese, a fugassa cu-e patatte ha una consistenza molto più morbida grazie alle patate all’interno dell’impasto ed inoltre ha un maggiore spessore, più facile da farcire.

Ha dimensioni abbastanza contenute ed è di forma tonda, questo forse deriva dal fatto che un tempo veniva cotta nei forni di campagna o più facilmente negli essiccatoi posseduti da tutte le famiglie per essiccare le castagne.

La ricetta che vi propongo oggi è quella della mia famiglia con una piccola modifica solo sulla quantità di lievito.


FUGASSA CU-E PATATTE (focaccia con le patate genovese)


INGREDIENTI per 3 teglie da 26 cm di diametro:


  • 1 kg farina media forza
  • 500 g patate (pesate con la buccia)
  • 400 ml acqua circa
  • 50 ml olio extravergine di oliva + quello per la teglia
  • 22 g sale
  • 10 g zucchero
  • 5 g lievito di birra disidratato (16 g se lievito fresco, in panetti)

PROCEDIMENTO:

Lessate le patate con la buccia in abbondante acqua salata. Una volta cotta ancora calde schiacciatele con l’aiuto di uno schiacciapatate (non serve sbucciarle, la buccia rimarrà all’interno dello schiacciapatate). Raccogliete la purea così ottenuta in una ciotola e lasciatela intiepidire.

Nella ciotola della planetaria con gancio montato, aggiungete la farina, la purea di patate, lo zucchero e il lievito. Se utilizzate il lievito fresco (in panetti) scioglietelo in poca acqua tiepida con un cucchiaio di farina e lasciatelo attivare per una decina di minuti poi aggiungetelo nella ciotola.

Iniziate ad impastare aggiungendo poco alla volta l’acqua. Attenzione alla quantità di acqua che ho indicato, potrebbe servirvene di più ma anche meno, dipende da tanti fattori come l’assorbimento della vostra farina ma anche dalla quantità d’acqua contenuta nelle patate stesse.

Quando l’impasto inizia a formarsi aggiungete il sale ed infine l’olio poco per volta attendendo che venga ben assorbito dall’impasto prima di aggiungerne altro. Aggiungerlo poco alla volta riduce il problema di riscaldamento dell’impasto (olio elimina l’attrito, l’impasto inizia a scivolare sulle pareti della planetaria e si scalda).

Quando avrete un impasto liscio, omogeneo e ben incordato (aggrappato al gancio), trasferitelo sulla spianatoia, dategli forma sferica e riponetelo in una ciotola leggermente oliata.

Lasciate lievitare ad una temperatura di 28°C (ad esempio nel forno chiuso e spento ma con la luce accesa) fino al raddoppio del volume.

Una volta raddoppiato dividete l’impasto in tre parti e trasferitelo in tre teglie precedentemente oliate da 26 cm di diametro. Lasciatelo riposare pochi minuti quindi stendetelo delicatamente con le mani, coprite con una pellicola e lasciate ancora lievitare ad una temperatura di 28°C per circa 1 ora e comunque fino al raddoppio.

Nel frattempo scaldate il forno ventilato a 220°C. Con le dita fate dei buchi sulla superficie delle focacce, cospargete la superficie con abbondante olio (noi sulla focaccia di patate non mettiamo la salamoia come per la focaccia classica) e infornate per 25-30 minuti fino ad avere la superficie ben dorata.

Sfornate, lasciate intiepidire, se riuscite, e...









Buon appetito!





mercoledì 6 gennaio 2016

MACCHERONI GENOVESI DI NATALE...all’Epifania!

Ciao a tutti!


I Maccheroni genovesi di Natale sono un formato di pasta tipico della nostra regione, la forma ricorda la tipica forma di una penna liscia, con diametro e lunghezza però maggiori ma con lo stesso taglio sbieco.

Tradizionalmente vengono serviti in brodo di cappone ed accompagnati con polpettine di salsiccia che dovrebbero rappresentare le “palanche” (i soldi) e quindi portare fortuna. Questo piatto è tipico del periodo natalizio, tanto è vero che nel resto dell’anno difficilmente questo formato si trova in commercio.




Come spesso accade, quella di oggi non sarà la ricetta tradizionale ma ciò che piace a noi! Quindi il brodo sarà fatto con un misto di cappone (a cui ho levato la pelle) e carne di manzo da bollito (ho aggiungo anche un osso ricco di midollo), al suo interno troverete cipolla, sedano, carota e il tutto sarà aromatizzato con alloro, grani di pepe nero e chiodi di garofano.

Non ho filtrato il brodo ed ho servito i maccheroni con alcune pezzi di polpa di manzo e di cappone sfilacciata al posto delle tradizionali polpettine di salsiccia. Aggiungete un contorno alle carni e avrete preparato un pranzo completo.


MACCHERONI GENOVESI DI NATALE...a modo nostro!

Tempo totale di preparazione circa 3 ore.

INGREDIENTI per 5 persone:
per il brodo:
  • 2 kg circa cappone intero
  • 2 kg circa carne di manzo da bollito in un unico pezzo
  • 1 o 2 ossa ricche di midollo 
  • 3 carote
  • 2 coste di sedano 
  • 3 cipolle bianche medie
  • 8-10 grani di pepe nero
  • 5-6 chiodi di garofano
  • 3 foglie di alloro
  • sale q.b.
  • acqua q.b.

PROCEDIMENTO:

Preparate il brodo. Preparate il cappone, se necessario eliminate le interiora, eliminate tutta la pelle e le parti eventualmente grasse.

In una pentola molto capiente (dovrà contenere tutte le carni e il brodo), mettete la carne di manzo e le ossa, aggiungete le carote a tocchetti, la cipolla tagliata a fettine e il sedano anch’esso a tocchetti (se le avete potete utilizzare anche le foglie del sedano), tutti gli aromi (alloro, chiodi di garofano e pepe) e poco sale . Aggiungete ora abbondante acqua dovrete coprire completamente la carne quindi ponete sul fuoco e portate a bollore.

Lasciate cuocere per circa un’ora quindi aggiungete il cappone, portate ancora a bollore quindi abbassate la fiamma in modo che l’ebollizione sia appena accennata. Portate a cottura, potrebbero volerci circa 2 ore ma controllate la cottura con una forchetta, infatti il tempo può notevolmente cambiare a seconda che sia un animale allevato in cortile o in batteria.

Quando sarà quasi cotto dovrete aggiustare di sale.

Volendo il brodo può essere ulteriormente sgrassato, filtrate il brodo, dopo aver scolato le carni, per eliminare gli aromi. Lasciatelo raffreddare ed eliminate parte del grasso che si sarà formato in superficie. Nel mio caso non era necessario.


Quando le carni saranno cotte, scolatele e tenetele in caldo, portate nuovamente a bollore il brodo e cuocete al suo interno i maccheroni senza spezzarli, ci vorranno circa 6 minuti.

Servite ben caldo arricchendo i piatti con pezzetti di carne di cappone e di manzo sfilacciati e una abbondante spolverata di parmigiano reggiano.





Buon appetito!




mercoledì 21 ottobre 2015

POLPETTONE DI FAGIOLINI ALLA GENOVESE

Ciao a tutti!

Oggi vi lascio un’altra ricetta della tradizione genovese, in realtà siamo quasi fuori stagione, ma visto che l’orto dello zio ci ha regalato gli ultimi fagiolini, non ho saputo resistere.
 


Il polpettone fa parte della nostra più vera tradizione certamente, ma non ha secoli e secoli di storia come può essere per altre ricette ad esempio la farinata, infatti avendo al suo interno le patate, ha poco più di centonovant’anni.

Le patate hanno fatto la loro comparsa, sulla tavola di noi genovesi, agli inizi del 1800 arrivate con le truppe Napoleoniche, ma poi la loro grande diffusione fu dovuta al clero (intorno al 1830), che valutò veramente l’importanza di questo alimento considerandolo ancor più apprezzabile delle castagne e ne diffuse la coltura nelle campagne.

Da qui le patate diventano protagoniste di molti dei nostri piatti, insieme alla farina diventano gli gnocchi, sostituiscono o accompagnano le fave nello stoccafisso, nella pasta al pesto affiancano i fagiolini e ancora negli spezzatini, negli arrosti, nella focaccia, nel polpettone; insomma compaiono in molte ricette.

Come per tutte le ricette della tradizione, anche qui, vi lascio quella che è la mia ricetta che naturalmente potrà discostarsi per piccoli particolari dalla vostra e che quindi non pretende di essere “la ricetta del polpettone”!


POLPETTONE DI FAGIOLINI ALLA GENOVESE

INGREDIENTI per una teglia 35x30 cm:

  • 950 g fagiolini (già puliti)
  • 950 g patate 
  • 6 uova a temp. ambiente
  • 100 g parmigiano reggiano
  • abbondante maggiorana fresca 
  • olio extravergine di oliva
  • 1 cipolla grande
  • 1 spicchio d’aglio
  • 7-8 g funghi secchi precedentemente ammollati in acqua (facoltativi...io non li metto!) (* note)
  • pangrattato q.b.

PROCEDIMENTO:

Pulite i fagiolini tagliando i due capi ed eliminando eventualmente il filo. Cuoceteli in abbondante acqua salata. Cuocete anche le patate, intere con la buccia, anch’esse in abbondante acqua salata.

Una volta cotti, passate i fagiolini col passaverdura, in alternativa se preferite, potete anche tritarli grossolanamente. Quindi mettete le patate ancora calde e con la buccia direttamente nello schiacciapatate e raccogliete in una ciotola la purea ottenuta. Vedrete che uscirà solamente la polpa separandosi dalla buccia che rimarrà nello schiacciapatate, ogni volta eliminate la buccia e schiacciate le altre patate fino ad esaurimento.

In una grande padella scaldate l’olio extravergine di oliva, aggiungete la cipolla e l’aglio finemente tritati e fate stufare a fuoco basso fino a che la cipolla sarà trasparente, aggiungete qui i funghi (precedentemente ammollati, strizzati e tritati) quindi aggiungete le patate e i fagiolini passati, e lasciate insaporire a fuoco medio per qualche minuto amalgamando bene tutti gli ingredienti. Levate dal fuoco e tenete da parte. (** note)

In una ciotola mette il fagiolini e patate (tutto il contenuto della padella!), aggiungete le uova, il parmigiano grattugiato, la maggiorana tritata e aggiustate eventualmente di sale. Mescolate il tutto per bene.

Mettete il composto appena preparato in una teglia (dimensione 35x30cm), il polpettone ha uno spessore di pochi cm (massimo 3 cm!), la teglia dovrete ungerla con olio e cospargerla di pangrattato eliminando l’eccedenza (oppure per i più moderni rivestita di carta forno).

Livellare il polpettone nella teglia creando con la forchetta le caratteristiche righe. Cospargete di pangrattato la superficie, aggiungete ancora un filo d’olio ed infine cuocete in forno caldo a 180°C per circa 25-30 minuti.

Servite tiepido o anche freddo il giorno dopo accompagnato da un abbondante insalata di stagione.



NOTE:

(*) Nel soffritto secondo tradizione, c’è chi aggiunge dei funghi secchi precedentemente ammollati in acqua, strizzati e tritati, nella mia famiglia non li mettiamo e quindi nella mia ricetta ve li ho indicati come facoltativi. Se volete un sapore ancor più caratteristico aggiungeteli!

(**) Potete preparare una versione più leggera ma altrettanto buona del polpettone, evitando di soffriggere le puree di fagiolini e patate. In quel caso dovrete una volta ottenute le puree di patate e fagiolini, raccogliere tutto in una ciotola ed aggiungere il resto degli ingredienti compresi i funghi tritati (per chi decide di metterli) e continuare con la ricetta.

(***) Ultima nota, nella famiglia del fotografo fanno anche un polpettone di zucchine, che in realtà non è altro che una torta salata di zucchine e ricotta (quindi senza le patate) senza involucro cotta direttamente nel tegame. Pensavo fosse una loro eccentricità, definirlo polpettone di zucchine, in realtà l’ho ritrovato in alcuni libri di cucina genovese e anche lì è definito polpettone di zucchine. Quindi esiste anche questa versione. Non diteglielo eh...ma ormai ho imparato, mia suocera ha sempre ragione! 
Infine vi sono anche altre varianti con altre verdure.








Buon appetito!







giovedì 16 ottobre 2014

TAGLIATELLA CON SUGO DI POLPETTE...che disastri!


Ciao a tutti!

Non ci sono molte parole ancora da aggiungere per descrivere tutto quello che è successo nella nostra città i giorni scorsi...avrete senz’altro sentito mille volte dire “mai vista una cosa simile” ma è proprio quello che ognuno di noi, grande o piccolo che sia, pensa...



Tutte le zone della città pianeggianti e sul livello del mare sono state allagate in modo più o meno disastroso; oltre alle zone più colpite, vi sono altre piccole realtà che non sono mai arrivate alla ribalta della cronaca ma che nello stesso modo sono state spazzate via dalla furia delle acque...e in collina sono state le frane a causare tantissimi problemi, case e attività anche lì sono state duramente colpite, nel mio vecchio paese (dove sono nata) due case sono state evacuate e solo dopo tanti lavori di consolidamento i proprietari potranno rientrarne in possesso...

Quello che mi sento di dire e che ringrazio di cuore tutti per i tanti messaggi sul cellulare, via mail o attraverso facebook che ci sono arrivati, noi e i nostri parenti per fortuna stiamo bene, solo tanta paura...c’è stato qualche danno dovuto alle frane ad esempio dai miei genitori ma per fortuna tutto può essere ripristinato col tempo...



La devastazione ha continuato per tutta la regione, ci sono paesi isolati ancora oggi, i servizi principali ancora non sono stati ripristinati, tantissimi piccoli negozi sono stati spazzati via e purtroppo moltissimi di loro non riusciranno più a riprendere la loro attività, perché troppo stanchi e frustati da queste continue distruzioni...insomma la situazione ad oggi è ancora molto lontana dalla normalità...questa alluvione ha spazzato via veri e propri pezzi di storia...

In uno di questi paesi, Montoggio, lo scorso 21 settembre ho partecipato ad uno show cooking con Valentina, Alessandra e Giulietta organizzato da Sergio Rossi in occasione della festa delle patate...Sergio è nato a Montoggio, si occupa di cultura gastronomica, produzioni agroalimentari locali e promozione territoriale, in una parola lui è il Cucinosofo...impegnatissimo in questi giorni ad aiutare il suo paese con diverse iniziative come questo gruppo su fb oppure sul sito qui dove si può dare una mano!

Questa piccola premessa per spiegarvi la scelta della ricetta di oggi, le tagliatelle con le polpette, ma ancora meglio la scelta dell’ingredienti di oggi, infatti per preparare questa ricetta ho utilizzato delle tagliatelle prodotte dal Pastificio Artigianale Alta Valle Scrivia di Montoggio che ci sono state donate proprio in quel giorno di festa.



Conosco da sempre questo pastificio perché i suoi ottimi prodotti sono sempre stati presenti sulla mia tavola anche prima di sposarmi, soprattutto per la pasta tipica della mia zona come i maccheroni genovesi, le trofiette, le trenette, i croxetti, i corzetti e i brichetti...una realtà in cui la tradizione di una volta si sposa con l’innovazione dell’arte pastaia.

E’ quasi un piatto unico...aggiungete un’insalata e via...il pranzo è pronto!



 

TAGLIATELLE CON SUGO DI POLPETTE

 

INGREDIENTI per 6 persone:

per il sugo con le polpette:

  • 500 gr macinato di vitello
  • 1 uovo grande
  • 50 gr parmigiano reggiano
  • noce moscata
  • maggiorana
  • pangrattato (all'occorrenza)
  • sale q.b.
  • 1200 gr polpa di pomodoro
  • olio extravergine d'oliva
  • 1/2 cipolla piccola
  • 2 cucchiaini di zucchero
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale q.b.

PROCEDIMENTO:

Preparate il sugo con le polpette.



In una ciotola amalgamate la carne macinata, una generosa spolverata di noce moscata, un cucchiaino di maggiorana ben tritata, l’uovo sbattuto, il parmigiano, condite con sale e pepe e lavorate tutto con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo. All'occorrenza, se la consistenza dell'impasto è troppo morbida, a questo punto si può aggiungere poco alla volta un po' di pangrattato. Aggiustate di sale e pepe. Preparate le polpette, fate attenzione che abbiano tutte la stessa dimensione in modo che la cottura sia uniforme e tenetele da parte.
Passate adesso alla preparazione della salsa.

Pulite e lavate la cipolla e tritatela, quindi mettetela ad appassire in una padella con un po’ d’olio. Mescolate fin quando la cipolla non diventa trasparente. A questo punto incorporate la polpa di pomodoro, il sale e 2 cucchiaini di zucchero. Lasciate cuocere per 10 minuti .

Prendete ora una seconda padella, aggiungete 3 cucchiai d’olio e l’aglio sbucciato ma intero, lasciate rosolare l’aglio un minuto quindi rosolate tutte le polpette poche per volta. 



Una volta rosolate tutte le polpette, alzate leggermente la fiamma sotto alla salsa quindi aggiungete tutte le polpette e continuate la cottura.

 

Lasciate cuocere tutto, mescolando delicatamente di tanto in tanto, fino a quando le polpette saranno ben cotte e la salsa si sarà un po’ addensata (circa 35-40 minuti).

A questo punto, cuocete la pasta in abbondante acqua salata e conditela con il sugo fatto, distribuendo su ogni piatto tre polpette.




Buon appetito!


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