giovedì 21 maggio 2020

CORNETTI (METODO SFOGLIETTE)...per Il Granaio!

Ciao a tutti!

Oggi per il nostro appuntamento con la rubrica de “Il Granaio – Baking time”, ho pensato di proporvi dei soffici Cornetti realizzati col metodo delle sfogliette.
 
Come state? Noi tutto bene. Continuiamo le nostre giornate di studio tra alti e bassi. I ragazzi iniziano ormai ad essere stanchi e quindi diventa ogni giorno un po’ più difficile costringerli sui libri e a seguire le lezioni.
 

Le nostre giornate scorrono via veloci nonostante tutto, decisamente non ci si annoia, anzi direi che alcuni momenti sono davvero esilaranti. Potremmo scrivere un libro di aneddoti con tutto quello che succede durante le loro lezioni: dalla mamma in costume leopardato che mangia uno yogurt mentre il figlio viene interrogato di storia (non scherzo!) alla nonna che guarda stranita lo schermo e non vuole allontanarsi dal nipote che segue la lezione, come se potesse succedere qualcosa da un momento all’altro.
 

Non posso dire che sia facile, perché seguirne tre contemporaneamente a volte risulta essere complicato se non altro perché le richieste spesso arrivano tutte contemporaneamente, e per quanto potrei tranquillamente sdoppiarmi, perchè di materiale a disposizione ne avrei, non ho ancora imparato a farlo, e quindi a volte sono un po’ in affanno.
 

Aver dovuto seguire così da vicino la preparazione dei miei figli mi ha fatto in qualche modo tornare ragazzina, tornare anch’io tra quei banchi, vorrei evitargli gli errori che ho commesso io, anche se è difficilissimo riuscire a fargli capire le cose senza imporgliele e quindi penso di essere una presenza un po’ scomoda per i miei figli, chissà se è giusto, per fortuna la mia rigidità è mitigata dal fotografo che ama il ruolo del “poliziotto buono” e che spesso corre in aiuto dei suoi figliuoli.
 

Ma torniamo alle nostre sfogliette!
  

Secoli fa avevo visto questa ricetta su un forum Cookaround che ho seguito silenziosamente per moltissimo tempo, ma poi me ne sono dimenticata come è successo con mille altre ricette di quei tempi.
 

Qualche giorno fa Claudia l’ha pubblicata sul suo blog e non ho resistito, ho dovuto provarla...

Perdonate il book fotografico dei cornetti...ma il fotografo era particolarmente ispirato!!!!


CORNETTI (METODO SFOGLIETTE)
Ricetta di Cookaround vista da Claudia blog “Zampine in cucina” 


INGREDIENTI per 16 cornetti:

per la biga:
  • 100 g farina forte (es. manitoba)
  • 50 g acqua
  • 0,5 g lievito di birra disidratato (*) (oppure 2 g lievito birra fresco)
per l’impasto:
  • 200 gr di farina forte
  • 250 gr di farina 00
  • 100 gr di zucchero
  • 180 gr di latte
  • 60 gr di burro a temperatura ambiente
  • 2 uova
  • 0,5 g lievito di birra disidratato (o 2 gr lievito di birra fresco)
  • scorza di limone
  • semi ½ bacca vaniglia
  • 8 gr di sale fino
Per finire:
  • 80 g burro fuso
  • zucchero per spolvero
  • cioccolato fondente
  • 1 uovo

PROCEDIMENTO:

La SERA PRECEDENTE dovrete preparare la biga. Impastate velocemente 100 g farina, 50 g acqua e 0,5 g lievito di birra disidratato, dovrete ottenere un impasto a grandi briciole ma senza farina “libera”. Trasferite in un contenitore con coperchio la vostra biga (se non lo avete coprite con pellicola) e lasciate maturare per tutta la notte a 18/20 gradi.

Il GIORNO DOPO nella ciotola dell’impastatrice aggiungete alla biga la farina, il lievito. Azionate alla prima velocità quindi aggiungete il latte (non tutto in uno volta), quindi le uova (una per volta) ed infine lo zucchero.

Continuate a lavorare l’impasto, quando inizia a diventare liscio iniziate ad inserire il burro a tocchetti. Aggiungetelo poco alla volta aspettando che il precedente sia completamente assorbito. Con l’ultima parte di burro aggiungete anche il sale, i semi di vaniglia e la buccia grattugiata del limone.

Ora dovrete portare a incordatura l’impasto, aumentate la velocità e se necessario ogni tanto fermatevi e con un tarocco ribaltate l’impasto nella ciotola.

Dovrete ottenere un impasto ben incordato, lucido e liscio.

Trasferite l’impasto sulla spianatoia leggermente spolverata di farina e dividetelo in 8 parti (circa 130g l’una) che dovrete pirlare ottenendo 8 palline.

Fate lievitare le 8 palline coperte da pellicola al caldo (circa 26/28°C) per circa 2 ore.

Riprendete ora le vostre palline, sulla spianatoia leggermente spolverata di farina stendete la prima pallina in un disco di circa 24 cm. Ponetelo su un piatto o un vassoio che poi potrete trasferire in frigo e spennellatelo di burro fuso, spolverate la superficie di zucchero e grattugiate il cioccolato fondente su tutta la superficie.
 

Trasferitelo in frigo quindi stendete la seconda pallina, riprendete il primo disco e sovrapponete il disco appena steso quindi ancora burro fuso, zucchero e cioccolato fondente. E via di nuovo in frigo mentre voi stenderete la terza pallina. Continuate così per tutte le 8 palline creando un torretta. Importante, l’ultimo disco va solo posto sugli altri senza spennellarlo.

Trasferite la vostra torretta i frigo per almeno mezz’ora.

A questo punto riprendete la vostra torre, mettetela sulla spianatoia leggermente infarinata e con l’aiuto del matterello stendetela fino ad arrivare a un diametro di circa 45 cm.
 

Tagliate ora in spicchi, ricaverete 16 triangoli.
Prendete un triangolo, tagliate alla base per circa 2 cm e arrotolate tirando la pasta su se stessa.

Trasferite i cornetti su una teglia coperta di carta forno ben distanziati e fate lievitare per circa 2 ore.

Scaldate il forno a 180°C, poco prima di infornare spennellate i vostri cornetto con uovo leggermente sbattuto. Quindi cuocete in forno caldo per 18-20 minuti.



NOTE:

(*) se utilizzate il lievito di birra disidratato fate attenzione all’utilizzo, in alcuni casi (ad esempio il Mastro fornaio) può essere direttamente aggiunto alla farina perché già attivo; in altri casi va attivato come il lievito fresco in acqua tiepida e zucchero per una decina di minuti. Leggete le indicazioni sulle buste.

 


Buona appetito!


Ed infine ecco il paniere completo di questo appuntamento:



  • Qui da noi: Cornetti (metodo sfogliette)

 





 







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giovedì 14 maggio 2020

GATTAFIN...per Al Km 0!

Ciao a tutti!

Oggi prepariamo insieme i GATTAFIN DI LEVANTO per il nostro appuntamento mensile con la rubrica de Al km 0 che ha per tema “la natura nel piatto”.
 


Nella nostra regione sono infiniti i piatti preparati con le erbette di campo, da noi indicate con un unico termine preboggion (in dialetto si legge prebuggiun) che indica una miscellanea di erbe commestibili.

Questa tradizione un tempo era una vera e propria esigenza dettata dalla necessità di sfruttare ogni risorsa possibile in un periodo, quello fino alle due guerre, caratterizzato da scarse quantità di cibo, oggi è diventata una tendenza dettata dal desiderio di recuperare le tradizioni. La conoscenza delle erbe spontanee veniva tramandata di generazione in generazione, da madre in figlia, insegnandola da subito ai più piccoli.
 

Non è possibile fare un elenco di quelle che sono le essenze che compongono il preboggion, perché la composizione varia moltissimo da stagione a stagione, ma anche da luogo a luogo. Possiamo dire che il periodo migliore per utilizzare le erbette di campo è la primavera, quando dopo le abbondanti piogge nascono le prime rosette fogliari molto tenere e ricche di nutrimento, ma si possono raccogliere anche in altri momenti.

I Gattafin di Levanto sono solo uno dei numerosi piatti che in Liguria vengono preparati con il preboggion. Sono grandi ravioli fritti che racchiudono al loro interno un ripieno di erbe spontanee, il preboggion; naturalmente è possibile sostituire questo mix con erbe più facilmente reperibili come bietole, spinaci, poca borragine e poca scarola, quest’ultima ricrea quel leggero amarognolo delle erbette.
 

Normalmente vengono serviti come antipasto, per noi sono diventati un piatto unico accompagnati da verdure fresche. Sono un piatto storico del territorio di Levanto, la cui denominazione è stata registrata depositando il marchio “Gattafin” dall’Associazione Sapori di Levanto.

 


L’origine del nome Gattafin è dubbia e nel tempo si sono formulate due ipotesi: la prima, dalla raccolta di erbe spontanee da parte degli operai della cava di pietra in località La Gatta che poi dalle moglie venivano trasformate in questi ravioli fritti; la seconda, fa derivare i gattafin dalle “gattafure”, una parola del trecento con cui si indicavano le torte con ripieno di verdure.


Andiamo a prepararli insieme...



GATTAFIN DI LEVANTO
Ricetta originale dal blog Le cinque erbe
INGREDIENTI per circa 30 ravioli 8x8 cm:
per la pasta:
  • 300 g farina forte
  • 30 ml olio extravergine di oliva
  • 150 ml vino bianco secco
  • acqua q.b solo se necessaria
  • sale q.b.
per il ripieno:
  • 500 g preboggion oppure bietole
  • 1 cipolla piccola
  • 5/6 rametti di maggiorana fresca
  • 1 uovo
  • 60 g parmigiano reggiano grattugiato
  • olio extravergine di oliva q.b.
  • sale q.b.
per friggere:
  • olio extravergine di oliva oppure olio di semi di arachide

PROCEDIMENTO:

Con largo anticipo, io la preparo la mattina per utilizzarla nel primo pomeriggio e la ripongo in frigo, il riposo della pasta è molto importante per facilitarvi il lavoro quando dovrete stenderla, preparate la pasta dei ravioli. Utilizzo farina forte perché mi permette di avere una pasta più elastica.

Impastate tutto gli ingredienti fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico, aggiungete acqua solo se necessario. Una volta pronta la pasta lasciatela riposare almeno un’ora coperta da un canovaccio. Se la preparate molto tempo prima riponetela in frigo coperta da pellicola.

Pulite il preboggion, quindi sbollentatelo velocemente in acqua bollente per poi passarli in padella con olio e cipolla tritata fina.

Se utilizzate le bietole, pulitele, e tagliatele a striscioline sottili quindi (senza sbollentarle) passatele in padella con olio e cipolla tritata, una volta cotte ridurranno molto il loro volume. Salate e tenete da parte.

In una ciotola mettete le vostre erbette o bietole, aggiungete la maggiorana tritata, l’uovo, il parmigiano (se non amate molto il sapore amarognolo delle erbette potrete aggiungere qui un cucchiaio di ricotta fresca). Mescolate il tutto ed eventualmente aggiustate di sale. Otterrete un composto abbastanza sodo.

Ora riprendete l’impasto “riposato” e stendetelo col matterello sulla spianatoia infarinata. Con l’aiuto di un cucchiaio ponete piccole porzioni di ripieno su metà pasta ad una distanza di circa 5 cm l’uno dall’altro. Ripiegate l’altra metà della pasta sopra al ripieno, schiacciate bene la pasta intorno ai mucchietti di ripieno in modo da fra uscire l’aria, quindi con una rotella dentellate tagliate i vostri ravioli formando un quadrato 8 cm x 8 cm. Sigillate bene i lati con i rebbi di una forchetta e riponete su un vassoio infarinato in attesa della frittura.

Friggete i ravioli pochi alla volta in abbondante olio, dovranno essere ben dorati in superficie. Scolateli bene su carta assorbente. Servite caldo.
 





Buon appetito!



Scopriamo ora insieme tutte le proposte de Al km 0 per il tema “Natura nel piatto”:


Colazione da Simona: Biscotti con farina di miglio, yogurt, miele e polline

Pranzo da Sabrina: Tagliolini al salmone con erbe aromatiche

Merenda da Carla: Pancakes salati con verdure

Cena qui da noi: Gattafin di Levanto





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giovedì 7 maggio 2020

FETTE BISCOTTATE CEREALI, MANDORLE E UVETTA...per Il Granaio!

Ciao a tutti!


Oggi per il nostro appuntamento con la rubrica de “Il Granaio – Baking time”, ho pensato di proporvi delle Fette biscottate cereali, mandorle e uvetta.
 

In questo periodo la nostra casa è davvero affollata, io e Molly ormai non ricordiamo neanche più le nostre tranquille e lente colazioni.

Ora ogni mattina è una corsa ancor più di prima. Tutti si svegliano all’ultimo minuto, in camera video di italiano, in cucina di matematica e non dimentichiamo che, chi non ha video, deve fare i compiti e quindi la penisola della cucina occupata da fogli, foglietti, libri, matite e gomme.
 

Non avete idea del caos che regna sovrano in questa casa. Per non parlare della totale perdita della privacy; ormai non si può fare un passo senza rischiare di finire direttamente in terza elementare o in quinta o in prima media, o ad una riunione fiume del fotografo corredata da infinte discussioni su antenne, onde, interferenze, tag... Molly è diventata la star delle lezioni di quinta elementare, e il fotografo la star delle figuracce nei video dei figli, potremmo scriverci un libro.
 

Tutto questo concentrato in unica casa, certo abbiamo l’enorme fortuna di vivere in campagna, con un grande giardino ma anche lì è difficile trovare tranquillità, sembra che tutti abbiamo voglia di parlare in questo periodo, solo io sono rimasta la solita “sarvega” in cerca di un po’ di silenzio!
 



Così nelle mie colazioni affollate ho bisogno di coccolarmi un po’, amo le fette biscottate e ancor più arricchirle con ingredienti golosi e queste sono tra le mie preferite.

Prepariamole insieme.



FETTE BISCOTTATE CEREALI, MANDORLE E UVETTA
INGREDIENTI:
  • 500 g farina multicereali con semi di papavero (*)
  • 4 g lievito di birra disidratato (**)
  • 100 g yogurt alla vaniglia 
  • 5 g malto
  • 200 g acqua
  • 10 g sale
  • 30 g olio extravergine di oliva
  • 120 g uvetta
  • marsala q.b.
  • 100 g mandorle

PROCEDIMENTO:

Mettete l’uvetta in una ciotola e aggiunge il marsala, dovrete coprirla, lasciatela in ammollo una mezz’ora. Scolatela e asciugatela con della carta da cucina. Tenete da parte.

Nella ciotola dell’impastatrice aggiungete la farina, il lievito (vedi note**), lo yogurt e il malto. Azionate l’impastatrice alla prima velocità quindi aggiungete l’acqua. Iniziate con 200 g di acqua, previsti dalla ricetta, se poi sarà necessario ne aggiungerete altra (poca alla volta), dipende dall’assorbimento della farina che utilizzerete ma anche da altri fattori quali il tempo e l’umidità. Dovrete ottenere un impasto morbido facile da impastare ma non appiccicoso.

Quando l’impasto inizia a formarsi aggiungete il sale. Quindi per ultimo l’olio a filo, poco alla volta, dando tempo all’impasto di assorbirlo. Aumentate la velocità e portate ad incordatura, dovrete ottenere un impasto liscio ed omogeneo e la ciotola dell’impastatrice pulita.

Per ultime aggiungete l’uvetta ammollata nel marsala e le mandorle tritate grossolanamente, dovrete aggiungerle ad impasto finito facendo girare quel tanto che basta per amalgamarle.

Trasferite il tutto sulla spianatoia, date due giri di pieghe quindi date forma a palla e ponetelo a riposare 40 minuti in una ciotola leggermente oliata coperto con pellicola.

A questo punto dovrete scegliere lo stampo da utilizzare: io ho utilizzato tre stampi a tubo con forme diverse, lunghi 22 cm e con diametro circa 7 cm (varia a seconda della forma). In ogni stampo andrebbe inserito da 400 a 450 g di impasto, nel nostro caso ho diviso in tre parti da circa 370 g (infatti i filoncini non hanno riempito completamente i tre tubi una volta cotti).
  

Se non avete questi stessi stampi vedi note (***).

Riprendete il vostro impasto, dividetelo in tre parti sgonfiate con delicatezza ogni parte, con le mani stendete a formare un piccolo rettangolo, arrotolate ciascun rettangolo su se stesso e inserite nei tubi che avrete prima oliato.

Ho chiuso i tubi solo da una parte, e posto in piedi in forno a lievitare. Lasciate lievitare per 90 minuti o fino a raddoppio.

Scaldate il forno a 200°C quindi infornate i tre stampi aperti ponendoli in piedi sulla griglia al livello più basso (dovrete togliere le altre griglie per far posto agli stampi). Abbassate la temperatura a 180°C e cuocete per 25 minuti circa.

Sfornate, attendete qualche minuto e sformate i vostri panbauletti. Fateli raffreddare completamente su una gratella.

Il giorno dopo potrete tagliarli a fette da 1 cm di spessore, quindi fate biscottare le fette in forno a 150°C fino a doratura. Conservate ben chiuse in contenitori ermetici.


NOTE:

(*) La farina utilizzata per queste fette biscottate è una miscela di 5 cereali tutti integrali macinata a pietra, a cui vengono aggiunti i semi di papavero; contiene: farina tipo 0 di grano tenero, farina di grano tenero integrale, farina integrale di farro, farina integrale di segale, farina integrale di orzo e farina integrale di avena.

(**) Ho utilizzato lievito di birra disidratato attivo che quindi si può aggiungere direttamente alla farina; alcuni tipi di lievito di birra disidratato devono essere attivati quindi, prima di procedere nella ricetta: mettete la quantità di lievito della ricetta in acqua e farina (è sufficiente mezzo bicchiere di acqua tiepida preso dal totale e 2-3 cucchiai di farina) prima di aggiungerlo al resto degli ingredienti, cospargete la superficie con farina e quando si formeranno delle crepe in superficie sarà pronto da usare...fate attenzione alle istruzioni che trovate sul vostro lievito. Lo stesso se utilizzate lievito di birra fresco (lievito compresso), ne serviranno circa 12 g e anche in questo caso fatelo attivare con acqua e farina per una decina di minuti (mezzo bicchiere di acqua tiepida preso dal totale e 2-3 cucchiai di farina) cospargete la superficie con farina e quando si formeranno delle crepe in superficie sarà pronto da usare.

(***) Se non avete questi stessi stampi potrete utilizzare uno stampo da plumcake dimensione 30x10 cm, anche se il vostro impasto sarà leggermente abbondante (1100g) per questo stampo ma potrete utilizzarlo.
Riprendete il vostro impasto sgonfiatelo e stendetelo con le mani in un rettangolo largo 30 cm, arrotolatelo su se stesso e ponetelo nello stampo oliato oppure coperto da carta forno a lievitare fino al raddoppio, coperto e in luogo caldo. Cuocete in forno già caldo a 180°C per 35-40 minuti fate attenzione alla superficie che non si colori troppo (se necessario copritelo con alluminio).
Sfornatelo e fatelo raffreddare qualche minuto prima di sformarlo, ponetelo su una gratella a raffreddare completamente.
Aspettate un giorno prima di tagliarlo a fette di circa 1 cm di spessore, mettete a biscottare le fette in forno a 150°C fino a doratura. Conservate ben chiuse in contenitori ermetici.
 




Buon appetito!


Ed infine ecco il paniere completo di questo appuntamento:



  • Qui da noi: Fette biscottate cereali, uvetta e mandorle




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venerdì 1 maggio 2020

BACCALÀ ALLA CERAIOLA...per Alla mensa coi Santi!

Ciao a tutti!

Eccoci al nostro appuntamento con la rubrica, “Alla mensa coi Santi”. Oggi prepareremo insieme un secondo: il Baccalà alla Ceraiola in onore di Sant’Ubaldo, patrono di Gubbio.




Come ogni mese abbiamo cercato di comporre un piccolo menù con le nostre proposte dedicate ai Santi del mese. Simona ha preparato un antipasto, Ciambelline salate all'anice di San Michele, dei piccoli tarallini che vengono preparati in onore di San Michele nel Lazio. Qui da noi trovate un secondo: il Baccalà alla Ceraiola, una ricetta umbra dedicata a Sant’Ubaldo patrono di Gubbio. Infine da Miria troverete un dolce, il Canestrello di Vaie, un dolce tipico della Val Susa dedicato a San Pancrazio.



Il Baccalà alla Ceraiola, è un piatto tipico della cittadina di Gubbio e viene preparato in occasione della Festa dei Ceri che ha luogo ogni anno il 15 maggio in onore del patrono della città, Sant’Ubaldo. I ceri sono tre gigantesche strutture in legno pesanti circa quattro quintali ognuna e sormontate rispettivamente dalle statue di Sant’Ubaldo (protettore di muratori e scalpellini), San Giorgio (protettore di artigiani e merciai) e Sant’Antonio Abate (protettore dei contadini e degli studenti). I ceri vengono portati a spalla e di corsa lungo le strade di Gubbio fino a raggiungere la Basilica di Sant’Ubaldo che si trova sul monte Iginio.
 

Sant’Ubaldo apparteneva ad una nobile famiglia, si hanno poche informazioni sul piccolo Ubaldo, si sa con certezza che presto rimase orfano di entrambi i genitori e venne allevato da uno zio che si occupò della sua educazione. Lo zio avrebbe voluto per Ubaldo un normale matrimonio ma lui decise a quindici anni che la sua strada era quella religiosa.

Nel 1114 venne ordinato sacerdote e da lì iniziò la sua vita sempre caratterizzata da una rigorosa regola che riusciva pacificamente a trasmettere ai suoi confratelli in ogni luogo dove si trovasse. Ma non solo questo perché è grazie a lui che Gubbio fu ricostruita dopo un grande incendio che la distrusse quasi completamente.

Quando venne nominato vescovo di Gubbio riuscì con la sua grande forza persuasiva a sedare tutte le lotte intestine alla città addirittura gettandosi in mezzo ai contendenti supplicandoli di smettere, senza alcun timore, mettendo a repentaglio anche la sua stessa vita. E proprio per questo fu molto amato dal suo popolo.

Riuscì a difendere Gubbio con la preghiera dall’assedio di alcune città toscane e la salvò dalla distruzione minacciata da Federico Barbarossa, che risparmiò la città perché molto colpito dal grande coraggio di quel vescovo che gli andò incontro armato solo della forza della fede.

Ubaldo morì il 16 maggio 1160, e dopo alcuni miracoli che gli vennero attribuiti venne, prima, eletto patrono della città e, poi, dichiarato santo nel 1192 da Papa Celestino III.

Il baccalà alla Ceraiola viene preparato in onore del santo il giorno della vigilia della festa il 14 maggio, dall’Università dei Muratori sotto gli Arconi di Palazzo dei Consoli. È una tradizione che si tramanda da generazioni e di cui si sono sempre occupati i muratori.
 

È un piatto semplice ma molto gustoso, il baccalà viene cotto al forno semplicemente aromatizzato da rosmarino e vino bianco.


BACCALÀ ALLA CERAIOLA

Ricetta tratta dal blog della nostra cara amica Miria


INGREDIENTI per 5 persone:
  • 800 g baccalà già ammollato
  • pangrattato q.b.
  • 3 rametti rosmarino
  • pepe q.b.
  • olio extravergine di oliva
  • vino bianco q.b.

PROCEDIMENTO:

La ricetta è molto veloce. Per prima cosa accendete il forno a 180°C.

Tritate finemente gli aghi del rosmarino. Mescolate il pangrattato con il rosmarino tritato e il pepe.

Tagliate i filetti di baccalà a piccoli tranci, quindi passateli da ogni lato nel pangrattato aromatizzato quindi trasferiteli in una teglia in cui avrete messo poco olio extravergine di oliva sul fondo.

Cospargete altro pangrattato sui tranci, quindi aggiungete del vino bianco sul fondo della teglia e poco olio su ogni trancio.

Infornate a 180°C in forno già caldo per 30-35 minuti.

Decorate con fiori di rosmarino...io non li ho messi, il mio rosmarino non è ancora fiorito!!!



Buon appetito!





Con la rubrica “Alla mensa coi Santi” ci rivedremo il primo di maggio.





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giovedì 23 aprile 2020

TORTA DI RISO DOLCE...per Al Km 0!

Ciao a tutti!

Oggi prepariamo insieme la torta di riso dolce per il nostro appuntamento mensile con la rubrica de “Al km 0” che ha per tema “a tutto riso”.
 


Le varietà di riso che ci vengono offerte dal mercato, sono davvero moltissime e non è sempre facile riuscire a capire quella che davvero è la migliore per la ricetta che abbiamo in mente di preparare.

Secondo la classificazione italiana, il riso si raggruppa in 4 categorie.



  • Comune tondo a questa categoria appartengono risi con chicchi piccoli e tondi e una cottura di 12-13 minuti.

  • Semifino hanno chicchi di media lunghezza e una cottura di 13-15 minuti.

  • Fino hanno chicchi lunghi e affusolati e una cottura di 14-16 minuti.

  • Superfino hanno chicchi grossi lunghi e molto lunghi e una cottura di 16-18 minuti.

A queste quattro categorie appartengono tutte le molteplici varietà di riso italiano.

I risi della prima categoria, Comune tondo, sono indicati soprattutto per minestre in brodo, e dolci, in quanto durante la cottura tendono a rilasciare l’amido e quindi hanno una scarsa tenuta in cottura.

Nella categoria Semifino troviamo risi adatti per antipasti, risi in bianco, timballi.

Mentre nelle ultime due categorie, Fino e Superfino, troviamo tutti i risi adatti alla preparazione di risotti e contorni. Sono varietà che tengono bene la cottura e rilasciano pochissimo amido, per questo sono indicati anche nella preparazione di insalate e di piatti in cui i chicchi debbono rimanere ben sgranati.

Nel nostro caso andremo a preparare un dolce in cui il riso è l’ingrediente principale. Ideale per questo tipo di preparazione sono quei risi che hanno una scarsa tenuta in cottura tipo il Balilla o Originario, quindi appartenenti alla prima categoria Comune tondo.

La torta di riso dolce è una ricetta tipica di diverse regioni italiane, tra cui la Liguria, dove la troviamo soprattutto nella zona della val di Magra in provincia di La Spezia.
 

È un dolce molto semplice la cui origine è difficile da stabilire, si pensa che la ricetta sia stata portata da gruppi di Ebrei giunti in Lunigiana nel XVI secolo per sfuggire alle persecuzioni spagnole.

In Liguria questa torta viene fatta principalmente partendo dal riso cotto in abbondante acqua leggermente salata a cui poi vengono aggiunti, una volta scolato, tutti gli altri ingredienti; ma non mancano le versioni in cui si parte da un riso cotto nel latte aromatizzato da scorza di limone.
 


La torta, una volta cotta, si presenta divisa in due strati, un sottile strato di riso alla base sormontato dalla crema di uova che può essere uno strato più o meno spesso.

La versione di torta di riso dolce che trovate qui da noi è quella che ama il fotografo, potremmo definirla la torta di riso dolce di fotocibiamo, perché questa ricetta non fa parte della nostra stretta tradizione familiare, in casa mia si faceva solo la torta di riso salata, ma è stata scoperta e molto apprezzata a casa nostra da non moltissimo tempo ed adattata ai gusti del maggiore estimatore di questo dolce, il fotografo.
 


Quindi quella che vi presento oggi è la nostra versione della torta di riso dolce, partiremo dal riso cotto nel latte leggermente salato e aromatizzato con limone, troverete uno strato di riso piuttosto spesso che contrasta con lo strato di crema che invece è leggermente più sottile del dovuto. Infine la nostra torta di riso è aromatizzata con Jack Daniel's al miele invece del canonico Anice.

Andiamo a prepararla insieme...



TORTA DI RISO DOLCE...di casa nostra

INGREDIENTI (per una teglia 24 cm diametro a bordi alti):
  • 160 g riso (Balilla o originario, Rubino, Ticinese)
  • 300 ml latte
  • scorza intera di un limone
  • sale

  • 5 uova
  • 200 g zucchero
  • buccia grattugiata limone
  • 800 ml latte
  • 2 cucchiai di liquore (per noi Jack Daniel’s al miele)
  • un pizzico di sale
per finire:
  • zucchero di canna q.b.

PROCEDIMENTO:

Cuocete il riso nel latte (300 ml) con la scorza di limone intera e poco sale, dovrà essere al dente. Eliminate la buccia di limone e lasciatelo intiepidire.

In un’ampia ciotola sbattete con una frusta a mano (non sono necessarie le fruste elettriche vanno semplicemente mescolati bene) le uova con lo zucchero. Aggiungete ora il latte (800 ml), il composto di riso precedentemente cotto, la scorza di limone grattugiata e 2 cucchiai di liquore (io utilizzo il Jack Daniel’s al miele). Mescolate il tutto, otterrete un composto molto liquido ma non preoccupatevene.

Prendete la vostra teglia da 24 cm di diametro, potrete imburrarla oppure, come preferisco anche perché poi sfornare il dolce sarà più facile, copritela con carta forno.

Versate il composto preparato nella teglia, con un cucchiaio cercate di distribuire il riso che rimarrà sul fondo.

Infornate in forno già caldo a 170°C per 1 ora. Quindi estrarre dal forno cospargere la superficie di zucchero di canna, quindi infornare di nuovo con la funzione grill in modo da far caramellare lo zucchero.

Lasciate raffreddare completamente prima di servire. Conservatela in frigo.





Buon appetito!




Scopriamo ora insieme tutte le proposte de Al km 0 per il tema “a tutto riso”:





  • Merenda qui da noi: Torta di riso dolce



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giovedì 16 aprile 2020

CIAMBELLINE AL CIOCCOLATO...per Il Granaio!

Ciao a tutti!

Oggi per il nostro appuntamento con la rubrica de “Il Granaio – Baking time”, non potevo farmi sfuggire l’occasione di proporvi le nostre Ciambelline al cioccolato, un’idea per utilizzare il cioccolato delle uova di Pasqua nascosto nelle nostre credenze dopo le feste.
 


In realtà quest’anno, complice la situazione che stiamo vivendo le uova erano poche, ma comunque sufficienti per preparare queste golose ciambelline.
 


Sono perfette per la merenda anche senza la copertura di cioccolato, oppure possono essere un semplice fine pasto o una golosa pausa caffè.
 


Ai bimbi sono piaciute moltissimo, inutile dirlo che sono volate via, quei pezzettini di amaretto nascosti all'interno li hanno conquistati.

Prepariamole insieme...



CIAMBELLINE AL CIOCCOLATO

INGREDIENTI (per uno stampo da plumcake cm 26 x 11 oppure per 18 ciambelline diametro 7 cm):


  • 2 uova medie a temperatura ambiente
  • 150 g zucchero
  • 125 g yogurt alla vaniglia
  • 70 g olio extravergine di oliva
  • 210 g farina 00
  • ½ bustina di lievito per dolci
  • 210 g cioccolato fondente
  • latte q.b.
  • 15 amaretti secchi

per finire:
  • cioccolato fondente q.b.
  • latte q.b.
  • zuccherini decorativi


PROCEDIMENTO:


Con una frusta a mano sbattete le uova con lo zucchero per qualche minuto, aggiungete lo yogurt ed anche olio a filo, sempre mescolando.

Nel microonde (o in un pentolino a bagnomaria) sciogliete il cioccolato con poco latte, mescolate bene fino da ottenere una crema morbida.

Unite la farina e il lievito al composto con le uova ed infine unite il cioccolato sciolto. Mescolate bene.

Se utilizzate lo stampo da plumcake copritelo con carta forno, mentre se utilizzate gli stampi singoli ungeteli con burro o olio su tutta la superficie.

In una ciotola rompete gli amaretti grossolanamente, non devono sbriciolarsi ma rimanere a pezzetti e poco prima di trasferire il composto nello stampo uniteli all’impasto. Mescolate velocemente quindi mettete nello stampo.

Cuocete in forno già caldo a 180°C per 40 minuti se utilizzate lo stampo da plumcake, oppure per 20 minuti se fate stampi monoporzione.

Fate raffreddare qualche minuti prima di sformare, quindi fate raffreddare completamente su una gratella da dolci.

Se volete rendere ancora più golosi i vostri dolcetti, sciogliete del cioccolato con poco latte nel microonde. Quindi quando sarà una crema fluida dopo averlo mescolato, intingete un dolcetto alla volta e cospargetelo di zuccherini.


Buon appetito!




Ed infine ecco il paniere completo di questo appuntamento:






  • Qui da noi: Ciambelline al cioccolato




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giovedì 9 aprile 2020

Buona Santa Pasqua...per Al km 0!

Ciao a tutti!

Oggi prepariamo le colombine alle mandorle per il nostro appuntamento mensile con la rubrica de “Al km 0” che ha per tema “festeggiamo la Pasqua e la Pasquetta”.
 


In realtà non vi lascerò solo la ricetta delle colombine, ma vi racconterò il pranzo di Pasqua di casa Fotocibiamo. Sarà un pranzo molto diverso dal solito, come per ognuno di voi, perché per forza di cose, dovremo festeggiare solo tra noi di casa e, per quanto molto chiassosi, non sarà mai lo stesso che festeggiarlo insieme alle nostre famiglie.
 

Ci mancheranno gli abbracci, i sorrisi, i brontolii del nonno (mio papà) perché il coniglio è troppo cotto o i ravioli “san tròppo de pèrsa”; gli scleri della Cocca perché quando ci siamo tutti, siamo davvero tanti, la confondiamo con le nostre chiacchere; gli auguri scambiati in chiesa dopo la veglia, la comunione...e quante altre cose!

Nonostante la nostra anima “sarvega”, tipica del nostro essere genovesi, tutto questo manca molto anche a noi, sicuramente tutto tornerà, ma ci vorrà molto tempo prima di poter abbracciare qualcuno con la leggerezza di prima...

Così cerchiamo di trovare un po’ di normalità almeno a tavola, preparando i piatti tipici della nostra casa, delle nostre famiglie.

Iniziamo con la TORTA PASQUALINA  (qui anche la versione con i carciofi) un piatto ricco di simbologia tipico della Pasqua, anche se è presente sulle nostre tavole non solo in questo giorno, è la regina delle nostre torte salate. Uno scrigno di sottilissime sfoglie, una leggenda le vorrebbe 33 come gli anni di Cristo, racchiude un ripieno di bietole appena passate in padella ricoperto con la prescinseua, imprescindibile nelle nostre torte, ed infine in alcune fossette ricavate nella prescinseua le uova intere, simbolo di rinascita.
  

Passiamo poi al primo, PANSOTI CON SUGO DI NOCI . Forse il piatto più famoso, nel senso di più conosciuto al di fuori dei nostri confini, ma che paradossalmente risulta quello più difficile da riprodurre per la presenza di quel miscuglio di erbe, il preboggion, che gli conferisce il tipico sapore ma che è di difficile reperibilità se non si ha la possibilità di visitare il mercato orientale in centro a Genova o la fortuna di raccoglierselo direttamente da soli dalle spallette dei campi.
 

Per il secondo arriverà in tavola la CIMA, una tasca di vitello ripiena di uova, formaggio, verdure e carne di vitello, creata cuocendo su tre lati il pezzo di carne. Il taglio di carne utilizzato è una striscia di pelle della pancia che si trova sulle ossette nel vitello, che viene cucita su tre lati per trasformarla in una tasca, un taglio difficile da trovare se non si è a Genova. Nei nostri macellai si trova anche già cucita sui tre lati con una piccola apertura per far entrare il ripieno che poi dovrete richiudere voi.
 

E per finire un dolce semplice, di veloce preparazione che non appartiene alla nostra tradizione ma che qui a casa è molto apprezzato, le colombine alle mandorle.



Vediamo come prepararle...




COLOMBINE ALLE MANDORLE

La mia ricetta è liberamente tratta da questa versione.


INGREDIENTI:

  • 400 g mandorle (o se preferite farina di mandorle)
  • 1 armellina
  • 200 g zucchero semolato
  • 100 g farina 00
  • 2 albumi
  • 2 cucchiai di acqua ai fiori di arancio
  • ½ cucchiaino di lievito per dolci
  • 50 g miele di acacia
per finire:
  • zucchero a velo
 


PROCEDIMENTO:

Preferisco utilizzare le mandorle intere e poi frullarle invece di comprare la farina già fatta. 
Frullate le mandorle con lo zucchero fino ad ottenere una farina.

Raccogliete il mix mandorle/zucchero così ottenuto in una ciotola.

Aggiungete tutti gli altri ingredienti e con l’aiuto di un cucchiaio mescolate il tutto, otterrete un impasto molto appiccicoso.

Con l’aiuto di due fogli di carta forno stendete l’impasto ad uno spessore di 1 cm/ 1,5 cm quindi con un tagliapasta ricavate le vostre colombine. Stendete nuovamente i ritagli fino ad esaurimento del composto.

Trasferitele su una teglia ricoperta da carta forno leggermente distanziate tra loro.

Quindi cuocetele in forno già caldo a 180° C per 10 – 12 minuti.
Una volta sfornate lasciatele raffreddare del tutto sulla teglia, calde sono molto morbide e rischiereste di romperle.
 



Buon appetito!


Scopriamo ora insieme tutte le proposte de Al km 0 per il tema “festeggiamo la Pasqua e la Pasquetta”:


  • Pranzo qui da noi: Buona Santa Pasqua




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Non ci resta che augurarvi un serena Santa Pasqua...









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