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giovedì 1 dicembre 2022

MANNELÉS di Saint Nicolas...per Alla mensa coi Santi!

Ciao a tutti!

Eccoci al nostro appuntamento mensile con la rubrica, “Alla mensa coi Santi”. Oggi prepareremo insieme le MANNELÉS di SAINT NICOLAS, deliziosi “piccoli omini”, questo è il significato del loro nome, di pasta brioches che nell’est della Francia si preparano in occasione della festa di San Nicola, il 6 dicembre, e per tutto il periodo fino a Natale.




Per questo mese, con le nostre compagne di viaggio, abbiamo scelto di preparare ricette dedicate a San Nicola e a Santa Lucia. Miria ci porterà nella sua Umbria per scoprire la MINESTRA DI FARRO DI SAN NICOLA ; mentre Simona preparerà lo SANTA LUCIA CROWN BREAD, una brioches tipica della tradizione scandinava.


Anche questo mese vi abbiamo preparato un pdf in cui troverete il calendario del mese in corso, una ricetta dedicata ad uno dei Santi del mese, le date da ricordare e tanto spazio in cui potrete scrivere le vostre annotazioni.

Cliccate sul banner qui sotto e potrete scaricare il calendario di aprile preparato per voi:
 

Abbiamo poche informazioni certe su San Nicola, l’assenza poi di prove storiche ha fatto sì che ciò che sappiamo di lui sia stato arricchito di particolari più vicini alla leggenda che alla realtà.

Sappiamo che San Nicola nacque a Patare, nell’attuale Turchia, col nome di Nicola di Myra nel 270 da una famiglia abbastanza benestante e cristiana. Alla morte prematura dei suoi genitori, San Nicola fu allevato in monastero da suo zio, il vescovo di Myra. Divenne il più giovane prete dell’epoca e donò le sue ricchezze ereditate dai genitori ai bimbi poveri e alle famiglie che non avevano nulla. Alla morte dello zio, San Nicola divenne anch’egli vescovo di Myra, una città di grande importanza per il commercio marittimo. Il suo ruolo era quello di diffondere il cristianesimo dopo la conversione dell’imperatore Costantino nel VI secolo.

San Nicola è il protettore dei bambini e patrono degli scolari. Vestito col suo abito rosso da vescovo, la notte tra il 5 e il 6 dicembre passa di casa in casa per lasciare doni ai bambini più meritevoli. Secondo la leggenda fece resuscitare tre bambini che un macellaio aveva ucciso e fatto a pezzi per venderne la carne, e condannò il macellaio a seguirlo sempre legato al suo asino.
 


Per celebrare la festa di San Nicola nel nord-est della Francia si organizzano sfilate in cui San Nicola offre doni ai bambini buoni e dove l’uomo nero (il macellaio) punisce coloro che non lo sono stati. Tra i doni distribuiti vi sono dolci, pan di zenzero, clementine, cioccolatini e manneles o mannalas, piccole brioches al latte a forma di piccolo uomo.

Fonti:
- San Nicola di Myra 
- San Nicolas: storia, leggenda e la ricetta delle mannele. 

Queste buffe ma deliziose brioches si possono trovare in tutte le pasticcerie dell’Alsazia dal 6 dicembre fino a tutto dicembre. Alcune pasticcerie usano degli appositi stampi per creare la sagoma dell’omino, come ho fatto io con i miei, ma la tradizione vorrebbe che questi omini venissero modellati a mano partendo dalla grossa testa tondeggiante. La forma non deve essere perfetta ma anzi l’aspetto buffo e per nulla aggraziato è caratteristico di questa piccola delizia.










































MANNELÉS DI SAN NICHOLAS
Ricetta dal blog “36 quai desa saveurs” 

INGREDIENTI:
  • 500 g farina
  • 20 g lievito di birra fresco
  • 150 g latte tiepido
  • 2 uova medie
  • 100 g zucchero semolato
  • ½ bacca di vaniglia
  • 100 burro morbido
  • ½ cucchiaino di sale
per finire:
  • 1 uovo e poso latte
  • gocce di cioccolato

PROCEDIMENTO:

Sciogliete il lievito in 50 ml latte tiepido (preso dal totale previsto nella ricetta) aggiungete un cucchiaio di farina e un cucchiaino di zucchero (sempre presi dal totale della ricetta). Mescolate bene e lasciate riposare il tempo che sulla superficie si formino delle bolle.

Nella ciotola dell’impastatrice mettete la farina, lo zucchero, le uova, e i semi di mezza bacca di vaniglia. Aggiungete ora il lievito attivato ed iniziate ad impastare aggiungendo poco alla volta il latte tiepido.

Con l’ultimo latte aggiungete anche il sale. Continuate ad impastare, quando l’impasto sarà formato aggiungete il burro morbido a tocchetti facendolo ben amalgamare all’impasto.

Trasferisci l’impasto sul piano di lavoro, dai velocemente qualche piega portando i lembi esterni di pasta verso l’interno quindi, dopo aver dato forma tonda, metti a lievitare in una ciotola coperto da un canovaccio fino al raddoppio (a seconda della temperatura ci vorranno 1 ora e mezza o due ore).

Riprendi l’impasto, trasferiscilo sul piano di lavoro e stendi la pasta col matterello ad uno spessore di poco meno di un centimetro. Con la’iuto di un taglia pasta a forma di omino, tagliate le brioches e disponetele su una teglia coperta di carta forno distanziate tra loro.

Lasciate lievitare ancora 30 minuti circa, coperti da un canovaccio.

Decorate con le gocce di cioccolato e spennellate la superficie delle brioches con uovo leggermente sbattuto mescolato a qualche cucchiaio di latte.

Cuocete in forno già caldo a 180°C per circa 20 minuti e comunque fino a doratura.

Fate raffreddare completamente prima di servire.



Buon appetito!


Con la rubrica “Alla mensa coi Santi” ci rivedremo il primo di gennaio.



Inoltre ricordate che tutte le ricette de "Alla mensa coi Santi" sono raccolte in una utilissima MAPPA INTERATTIVA che vi permetterà di avere una visione di insieme e da cui potrete facilmente consultarle.


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mercoledì 1 dicembre 2021

Il BUCCELLATO...per Alla mensa coi Santi!

Ciao a tutti!

Eccoci al nostro appuntamento con la rubrica, “Alla mensa coi Santi”. Oggi prepareremo insieme il Buccellato siciliano, si tratta di una pasta a base di strutto che racchiude un ricco ripieno con fichi secchi, uva passa, mandorle, frutta candita, cioccolato, zuccata che viene poi chiusa a forma di ciambella.
 


Per questo mese dalle nostre compagne di viaggio troverete da Miria le Pastarelle di San Nicolò, croccanti biscotti all’anice; mentre Simona ha scelto le Lussekatter svedesi golosi e morbidi dolcetti svedesi dedicati a Santa Lucia.
  

Il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Papa Pio IX l’8 dicembre 1854, con la bolla Ineffabilis Deus. Da quel momento si sancì l’immunità dal peccato originale della Vergine Maria fin dal primo istante del suo concepimento.

In Sicilia la fede per la Vergine Maria si sviluppò ben prima di tutto questo come scrisse Santo Giovanni Paolo II, Papa Wojtyla, in uno scritto inviato al Cardinale di Palermo nel 2004.

Il Santo Padre scrisse che questa “devozione, infatti, risale sicuramente ai tempi della dominazione bizantina, tra il VI e il IX secolo. La Madre di Cristo era particolarmente venerata con il titolo di Panaghia, Tutta Santa. Di lei si cominciò a celebrare liturgicamente la “santa Concezione”, e tale culto proseguì e si sviluppò nell’Isola senza interruzione. L’Immacolata fu dichiarata principale Patrona di tutta la Sicilia, con l’impegno per i fedeli di professare e difendere tale verità fino alla morte, un voto che è rimasto in vigore fino ad oggi, superando i mutamenti dei tempi e dei regimi”.

Questa devozione venne poi sancita in maniera ancor più ufficiale dal 1624 anno in cui Palermo fu colpita da una terribile peste, in quell’anno il Senato Palermitano fece voto di difendere la dottrina dell’Immacolato concepimento e ad onorare la festa con una degna celebrazione. E così è stato e avviene tutt’ora ogni anno con le tante processioni in onore dell’Immacolata che si organizzano in tutti i comuni siciliani.

Fonti:

- Siciliafan 
- Impronta magazine 
- Sicilian factory 
- Blog Sicilia 


 


Naturalmente alla devozione religione, la tradizione in Sicilia vuole che l’8 dicembre ma anche la sua vigilia il 7, siano due giorni di grandi festeggiamenti da trascorrere in famiglia accompagnati da grandi pranzi e cene. Tra le ricette dolci preparate per questa giornata troviamo il Buccellato (“Cucciddato”), un ricco dolce ripieno di frutta secca la cui forma a ciambella ha un significato votivo e rappresenta la corona di stelle (“u stellariu”) che orna il capo della Santa Vergine.
 


La pasta che racchiude il buccellato è preparata tradizionalmente con lo strutto e il marsala e senza uova, potete sostituire lo strutto col burro anche se il risultato durerà meno nel tempo. Importante dopo averlo preparato far riposar una notte in frigo il buccellato prima della cottura.
 



























BUCCELLATO SICILIANO
Ricetta di Ada Parisi del blog Siciliani creativi                              (io ho solo dimezzato le dosi)

INGREDIENTI (per un piccolo buccellato di circa 15 cm di diametro):
  • 150 g farina 00
  • 75 g strutto (o burro)
  • 50 g zucchero
  • un pizzico di sale
  • marsala, quanto basta
per il ripieno:
  • 150 g uva passa
  • 50 g mandorle
  • 150 g fichi secchi
  • 70 g cioccolato fondente
  • 30 g gherigli di noci
  • 15 g pinoli
  • 20 g scorza arancia candita
  • 10 g zuccata
  • un pizzico di sale
  • scorza limone grattugiata
  • 30 ml marsala
  • cannella q.b.
Per finire:
  • 50 g pistacchio (io ho messo granella mandorle)
  • canditi (arancia e ciliegie)
  • miele q.b.

PROCEDIMENTO:

Mettete in ammollo l’uva passa in acqua calda per un’ora, quindi scolatela ed asciugatela.

Preparate la pasta: in una ciotola inserite la farina, il sale, lo zucchero e lo strutto. Impastate velocemente, otterrete un impasto a briciole. Sempre impastando iniziate ad aggiungere il Marsala, ne servirà tanto da permettervi di avere un impasto sodo, liscio e non umido. La consistenza è quella di una frolla. Coprite con pellicola e lasciate riposare in frigo per almeno due ore.

Preparate il ripieno. Tostate le mandorle i pinoli, le noci e tritate il tutto grossolanamente. Fate lo stesso con i fichi secchi ed infine con la zuccata e l’arancia candita. Mettete tutto insieme in un tegame, aggiungete la scorza di limone grattugiata, una spolverata di cannella, un pizzico di sale, il cioccolato a tocchetti ed infine il marsala. Fate cuocere a fuoco bassa per 20 – 30 minuti sempre mescolando. Fate raffreddare completamente.

Ora avete tutti gli elementi del vostro buccellato. Infarinate il piano di lavoro e stendete la pasta in un rettangolo (circa 20x30 cm). Prendete la farcia ormai fredda e aiutandovi con le mani formate un cilindro lungo quanto il rettangolo steso prima. Mettete il cilindro sulla pasta stesa e fasciatelo con la pasta. Dovrete sigillare bene l’impasto e con delicatezza dargli la forma di una ciambella richiudendolo su se stesso. Potrete lisciare con le mani eventuali crepe che si potrebbero formare.
 


Ora decorate tutta la superficie della ciambella con la pinzetta da pasticceria, oppure bucherellando l’impasto con un coltello o con i rebbi della forchetta. Non preoccupatevi se in alcuni punti si vede il ripieno.
 


Trasferite il buccellato in frigo per una notte.

Al mattino scaldate il forno a 180°C e cuocete il buccellato per 30 minuti.

Una volta cotto, lasciatelo raffreddare quindi decoratelo.

Spennellatelo con il miele caldo (potrete usare anche della gelatina o della confettura di albicocche) quindi decorate con granella di pistacchio (io ho messo mandorle), ciliegie candite e scorza di arancia candita.



Buon appetito!



Con la rubrica “Alla mensa coi Santi” ci rivedremo il primo di gennaio.



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giovedì 10 dicembre 2020

CIMA GENOVESE IMPANATA E FRITTA...per Al km 0!

Ciao a tutti!

Oggi prepariamo insieme la cima genovese impanata e fritta (çimma frita), per il nostro appuntamento mensile con la rubrica de “Al km 0” che ha per tema “il Natale a tavola”.
  


La cima alla genovese, una tasca di vitello ripiena di uova, formaggio, verdure e carne di vitello, creata cucendo su tre lati il pezzo di carne, è certamente il piatto genovese che più amo, decisamente il mio preferito fin da bambina.
 


È la regina dei piatti genovesi e protagonista delle nostre tavole delle feste. In realtà si dovrebbe proporre a Pasqua ma la mia nonna materna sapeva della mia preferenza e così contravveniva alla regola e la preparava anche a Natale come del resto ha continuato a fare anche la mia mamma, mentre la mia nonna paterna più severa e ligia alle regole, non ha mai voluto cedere e quando gliela chiedevo “in tempi sbagliati” (la sua versione era quella che preferivo) mi rispondeva sempre che dovevo aspettare Pasqua!!

Io in realtà sarei più integralista come la nonna Sunti (la nonna paterna) ma poi con la scusa dei post per il blog oppure che piace tanto ai bambini (per non dire a me), mi contraddico e la preparo più volte l’anno.
 


Amo molto anche il brodo di cima, un brodo molto delicato e leggero quindi non fascio mai la cima in un canovaccio o in una rete come fanno alcuni, e devo dire che, seguendo poche semplici regole, sarà per la fortuna o che cosa non so, fino ad ora non si è mai rotta.

Tradizione vuole che nel brodo di cima ci si cuociano i Natalini in brodo (qui vi lascio la versione di casa nostra), chiamati anche Maccheroni genovesi di Natale sono una pasta tipica delle nostre zone e anche tipica del periodo di Natale infatti solo in questo periodo vengono venduti.
 


La ricetta della cima impanata e fritta è una non ricetta, è più un modo alternativo per consumare la cima, spesso viene proposto nei ristoranti insieme al fritto misto, quindi vi lascio anche la ricetta della cima genovese ma mi raccomando, leggete anche il post originale ricco di consigli.

Vediamo insieme come fare...


CIMA GENOVESE IMPANATA E FRITTA
INGREDIENTI:
  • fette di cima spesse 0,5 cm
  • pangrattato q.b.
  • uova q.b.
  • sale

per friggere:
  • ½ l olio di semi di arachide

PROCEDIMENTO:

Non amo la cima troppo spessa per impanarla, quindi la taglio a fette di circa 0,5 cm. 
 

Preparate in una ciotola l’uovo, sbattetelo leggermente con una forchetta quindi salatelo. Non vi ho dato le quantità precise perché molto dipende da quanta cima vorrete impanare e friggere, io ne ho fatte 4 fette ed un uovo è stato più che sufficiente.

In un pentolino profondo e stretto (il mio conteneva precisamente una fetta di cima alla volta) mettere l’olio. Scaldarlo quindi friggete per pochi minuti le fette di cima, una alla volta, ricordate che è necessario solo il tempo per “colorare” l’impanatura perché il resto è già cotto.

Scolate ogni fetta e trasferitela su un piatto con carta assorbente in modo che l’olio in eccesso venga assorbito. 

Servite caldo accompagnato da un bel piatto si insalata.


Ed ora la ricetta della cima di casa mia:


CIMA ALLA GENOVESE di casa nostra
INGREDIENTI per 6 persone:

  • 1 pancia di vitello da 6 uova (la mia aveva dimensione di circa 30x25 cm per darvi un’idea), si usa la striscia di pelle della pancia che ricopre le ossette (a Genova si chiama così la costata). Nella foto qui sotto: la pelle che ricopre il taglio n°14.
schema tratto dal sito Pino il macellaio


per il ripieno:

  • 6 uova medie
  • 150 g polpa di vitello
  • 60 g piselli
  • 40 g formaggio reggiano
  • 1 carota
  • 1 cucchiaio di pinoli
  • 1 spicchio aglio
  • olio extravergine di oliva
  • maggiorana (attenzione a non abbondare)
  • noce moscata q.b.
  • sale q.b.
per il brodo:
  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • 1 pezzetto di sedano
  • sale q.b.

PROCEDIMENTO:

Per prima cosa dovrete cucire la vostra cima su tre lati lasciando una piccola apertura nella quale poi farete scivolare il ripieno. Fate attenzione a cucire la cima molto bene, vi garantirete che non fuoriesca il ripieno durante la cottura. Ultimato il lavoro di cucitura, riempitela di acqua per testare il vostro lavoro. Se non ne uscirà neppure una goccia, avrete fatto un buon lavoro altrimenti dovrete ripassare le cuciture nei punti più deboli. Tenete da parte.
 

Sbollentate ora per pochi minuti i piselli e la carota tagliata a pezzettini piccoli (mia nonna nella sua cima aggiungeva anche due foglie di biete e due foglie di scarole affettate molto sottili). Tenete da parte.

Tagliate la polpa di vitello a cubetti. Rosolate in padella con poco olio lo spicchio d’aglio sbucciato ed intero, aggiungete i cubotti di vitello e fateli rosolare per bene a fuoco vivace. Non cuocete completamente la carne, dovranno rimanere morbidi.

In una ciotola rompete 5 uova (tenetene da parte una da aggiungere intera al ripieno), aggiungete il formaggio grattugiato, poca maggiorana (attenzione a dosarla bene, non deve essere abbondante per non “uccidere” gli altri gusti), i pinoli. Sbattete bene con una forchetta, ora aggiungete la carne e le verdure prima sbollentate. Aggiustate di sale.

Siete pronti per riempire la vostra cima. Facendovi aiutare da qualcuno oppure inserendo la cima in un contenitore alto e stretto riempitela fino a metà, non di più. Nel ripieno aggiungete anche l’uovo intero che avevate lasciato da parte.

 

Finite di cucire la vostra cima. Ora siamo pronti per cuocerla.

In una capace pentola aggiungete l’acqua, una cipolla a tocchetti, una carota, un pezzetto di sedano e la vostra cima (tutto a freddo). Portate a bollore, abbassate la fiamma e fate cuocere per almeno 1 ora e mezza. Importante appena la cima si gonfierà con un sottile ago (che vedete nella foto qui in alto) fate dei piccoli buchi nella sua carne, questo eviterà la rottura permettendo ai vapori che si creano di fuoriuscire. Portate a cottura ed aggiustate di sale.

Una volta cotta, lasciatela intiepidire nel brodo, quindi ponetela tra due piatti e schiacciatela con l’aiuto di un peso da noi si dice "in caregoia" (noi di solito usiamo il mortaio) fino al completo raffreddamento. Questo garantirà la forma tipica della cima e farà uscire l’eventuale brodo contenuto all’interno.


Si serve a fette non troppo spesse fredda accompagnata da abbondante insalata o anche la salsa verde.


Note:

  • Per tradizione nella cima sono presenti anche cervella, filoni e animelle. Volendo preparare una ricetta più fedele alla tradizione potete procedere in questo modo:
   Per una cima da 6 uova, tra gli ingredienti aggiungete: 
  •          1/3 cervella
  •          100 g filoni e animelle
  •          una noce di burro
  •          1/2 cipolla piccola
   Spellate cervella e filoni e tagliateli a pezzetti piccoli. Fate lo 
   stesso con le animelle che prima avrete scottato in acqua bollente.     In una padella con una noce di burro fate rosolare la cipolla tritata     fine, aggiungete le carni e rosolate bene. Tenete da parte. Al             momento di preparare il ripieno aggiungete co gli altri ingredienti e     proseguite con la ricetta.

  • Alcuni dopo aver preparato la cima, la fasciano in un telo bianco non trattato e la legano, poi cuociono la cima in acqua salata. In questo modo evitano la possibilità di eventuali rotture, perdendo però la bontà del brodo. Sinceramente non l'ho mai fatto. Seguendo le semplici regole che vi ho scritto vedrete che la vostra cima non avrà alcun problema!
  • Con il brodo che vi avanzerà in tempo di Pasqua potrete preparare le lattughe ripiene (leitughe pinn-e). Un primo piatto se servite in brodo con cui aprire il pranzo di Pasqua, oppure un secondo se cotte al forno o in un tegame.



Buon appetito!


Scopriamo ora insieme tutte le proposte de Al km 0 per il tema “il Natale a tavola”:



  • Cena qui da noi: Cima genovese impanata e fritta




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giovedì 3 dicembre 2020

PANDOLCE BASSO GENOVESE ALL'OLIO...per Il Granaio!

Ciao a tutti!

Oggi per il nostro appuntamento con la rubrica de “Il Granaio – Baking time”, vi proponiamo il PANDOLCE GENOVESE BASSO ALL’OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA. 
 


Il profumo che si diffonde dal forno mentre cuoce il pandolce mi immerge nell’atmosfera natalizia. Fin da bambina questo era il segnale di inizio di questo periodo, il pandolce di mia nonna che colava sul calorifero durante la lievitazione poi era il secondo segnale!
 
La nonna Milia aveva un carattere invidiabile, nulla la turbava, trovava sempre il positivo in ogni cosa e anche quando il pandolce cercava la fuga, lei si faceva una risata, nonostante il nonno non gliela facesse passare.
Quanti anni sono passati e quante cose sono cambiate, sarebbe stato bellissimo che i miei nonni avessero conosciuto i miei bimbi, li avrebbero adorati.
 


Come vi ho raccontato ormai mille volte, il pandolce esiste in due versioni ALTO fatto con lievito madre o lievito di birra e BASSO, più semplice e più recente rispetto al primo. Quello basso altro non è che una frolla aromatizzata col marsala ed arricchita con uvetta, canditi e pinoli, non richiede lievitazione ma dopo una veloce lavorazione va diretto in forno.
 


Essendo una frolla è ricco di burro, ingrediente col quale parte della famiglia Fotocibiamo fa decisamente a pugni, così ho fatto vari tentativi per riuscire a sostituire il burro con l’olio extravergine ma al tempo stesso ottenere quasi la stessa friabilità.

Il risultato di oggi è quello che più mi soddisfa, oltre ad aver sostituito il burro con l’olio, ho sostituito parte della farina con la semola di grano duro e questo ha contribuito a dare un po’ di quella friabilità tipica delle frolle al burro. A casa è piaciuto molto, quindi lascio la ricetta anche a voi qui.
 


 


Vediamo come fare...



PANDOLCE GENOVESE BASSO ALL’OLIO


INGREDIENTI:
   - 300 g farina per frolle (*)
   - 100 g semola rimacinata di grano duro
   - 120 g zucchero semolato
   - un pizzico di sale
   - 10 g lievito per dolci
   - 60 ml marsala (volendo potete dividere questa quantità tra marsala e acqua di fiori d’arancio)
   - 200 g uvetta
   - 50 g pinoli
   - 10 g semi di finocchio
   - 100 g olio extravergine di oliva
   - 2 uova


PROCEDIMENTO:


Ponete in ammollo l’uvetta in acqua tiepida.


In una ciotola ponete la farina, la semola, lo zucchero, il sale e il lievito e mescolate con un cucchiaio.


Aggiungete ora tutti gli aromi: marsala (o marsala + acqua fiori di arancio, se preferite), l’uvetta scolata ed asciugata su un canovaccio, i pinoli e i semi di finocchio. Mescolate ancora con un cucchiaio.


Ora in un boccale alto mettete le uova con l’olio e con una frusta (io ne ho usata una a mano) montate leggermente fino da ottenere una maionese lenta.


Versate la vostra “maionese” sul resto degli ingredienti e mescolate il tutto prima con un cucchiaio, poi aiutandovi con le mani. Non dovrete impastarlo molto solo il necessario per tenerlo insieme.


Trasferite il vostro impasto sulla spianatoia e date al vostro pandolce una forma tondeggiante ma schiacciata, trasferitelo su una teglia coperta con carta forno, segnate sulla superficie il classico triangolo con un coltello.


Infornate in forno statico già caldo a 150°C per 50-55 minuti.
Una volta cotto ponetelo a raffreddare su una base di legno in modo che si raffreddi lentamente.
Nota: (*) Molto importante utilizzare una farina debole, cioè una farina per frolle o torte, per ottenere la friabilità perfetta. 





Buon appetito!



Ed infine ecco il paniere completo di questo appuntamento:


  • Qui da noi: Pandolce basso genovese all’olio




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giovedì 19 dicembre 2019

COLAZIONE DI NATALE....per Il Granaio!

Ciao a tutti!
 


Eccoci arrivati all’ultimo appuntamento per quest’anno con la rubrica de Il Granaio e, per lasciarvi i nostri migliori auguri di un felice Santo Natale da parte di tutto il gruppo, abbiamo pensato di preparare insieme una torta ai cereali con mandorle e dei frollini al cacao e arancia.
 


Iniziamo a festeggiare il Natale già dalla colazione, quindi prepariamo insieme una torta con la forma di un albero decorata con qualche stellina di zucchero, due semplici casette che i piccoli di casa si divertiranno un mondo a decorare, e qualche biscottino profumato all’arancia.
 


Aggiungete un caffè fumante, magari qualche tazza di cioccolata calda e non vi resta che chiamare tutta la famiglia e iniziare così una splendida giornata...

 































































TORTA ALBERO CON FARINA AI CEREALI E MANDORLE


INGREDIENTI (per una teglia tonda da 22 cm di diametro)

  • 80 g mandorle intere con la buccia
  • 150 g zucchero
  • 2 uova
  • 80 g olio extravergine di oliva
  • 150 g yogurt alla vaniglia 
  • 100 g farina 0
  • 100 g farina ai 5 cereali
  • ½ bustina di lievito per dolci
per decorare:
  • zucchero a velo
  • stelline di zucchero

PROCEDIMENTO:

Ho utilizzato per questa torta uno stampo a forma di albero e quattro stampi da muffin, ma le dosi vanno anche bene per un unico stampo tondo da 22 cm di diametro.

Tritate finemente le mandorle con 20 g zucchero. Tenete da parte.

In una ciotola mettete le uova e lo zucchero rimasto (130 g), montate il tutto fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Continuando a montare aggiungete l’olio a filo e lo yogurt.

Setacciate le farine con il lievito ed aggiungete al composto poco alla volta mescolando con un cucchiaio. Infine aggiungete la frutta secca. Mescolate.

Imburrate ed infarinate uno stampo (se preferite potrete utilizzare la carta forno con una teglia tonda) quindi trasferitevi il composto ed infornate in forno già caldo:

- se avete utilizzato una tortiera come la mia, scaldate il forno a 160°C e cuocete per 45-50 minuti, sempre valida la prova stecchino.

- se utilizzate una tortiera tonda da 22 cm, scaldate il forno a 180°C e cuocete per 40 minuti, anche in questo caso fate la prova stecchino prima di sfornare.

Fate raffreddare prima di estrarre dallo stampo, quindi decorate con le stelline di zucchero e spolverate di zucchero a velo.


































































FROLLINI CACAO E ARANCIA


INGREDIENTI:



  • 250 g farina 0
  • 30 g cacao amaro
  • 120 g burro freddo
  • scorza grattugiata di un’arancia non trattata
  • 1 uovo medio
  • 100 g zucchero semolato
  • un pizzico di sale

PROCEDIMENTO:

Nella planetaria, ma potrete utilizzare anche un mixer, inserite la farina con il cacao, la scorza di arancia grattugiata e il burro freddo a pezzetti. Impastate per qualche minuto in modo da sabbiare la farina, importante questo per ottenere un frollino molto friabile.

Aggiungete l’uovo, lo zucchero, un pizzico di sale e continuate ad impastare. Importante lavorare poco l’impasto. 


Trasferite l’impasto sulla spianatoia, appiattitelo dando una forma rettangolare, avvolgetelo con pellicola alimentare e ponete in frigorifero per almeno 2 ore.

Riprendete l’impasto, stendetelo con un matterello ad uno spessore di 6 mm circa quindi con l’aiuto di un tagliapasta create i vostri frollini. Trasferiteli su una teglia coperta di carta forno, quindi mettete tutta la teglia in frigo per il tempo che il forno raggiungerà la temperatura corretta.

Scaldate il forno a 180°C e cuocete i vostri frollini per 15 minuti circa.

Una volta cotti fate raffreddare su una gratella da dolci.

Con una parte di impasto ho creato due casette che ho poi decorato con una leggera glassa fatta di zucchero a velo con qualche goccia di acqua e limone. Ho utilizzato la stessa glassa anche per incollare i vari pezzi che formano la casetta.



Buon appetito!




Ed infine, rinnovando i nostri auguri di un felice Santo Natale, ecco il paniere completo di questo appuntamento:




Da Carla: Chelsea buns

Qui da noi: Colazione di Natale

Da Natalia: Panini Albero di Natale

Da Sabrina: Angelica di Natale  

Da Simona: Pandolce alto genovese (Pandöçe Zenéise) con lievito madre

Da Zeudi: Coroncine di pane bicolore



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giovedì 12 dicembre 2019

INSALATA RUSSA DI CASA MIA...per Al Km 0!

Ciao a tutti!

Tra pochi giorni è Natale ed oggi, per la nostra rubrica Al Km 0 che ha come tema “Natale con i tuoi”, vi racconto cosa si mangia in casa mia da sempre lasciandovi tra le altre la ricetta dell’insalata russa.
 


Iniziamo col dire che a casa mia, prima da mia nonna paterna e poi da mia mamma, il menù delle feste è praticamente congelato, sempre identico da che io ne ho memoria. Direte voi che noia! Ma in realtà è una sicurezza, per me è Natale quando si portano in tavola:

- affettati misti a cui mia mamma da qualche tempo aggiunge una torta pasqualina, che sì, sembra un po’ fuori stagione, ma le bietole crescono tutto l’anno quindi ben venga anche a Natale! A volte anche nella versione con carciofi.
 


                                                                           ...con bietole 


                                                                              ...con carciofi



- i ravioli co-o tuccu, fatti uno ad uno tempo prima e poi conservati nel congelatore. Quando ero piccola la preparazione dei ravioli era un vero rito a cui partecipava tutta la famiglia, e a cui seguiva un lauto pranzo in cui si mangiavano i canneloni ripieni fatti con il ripieno dei ravioli, insomma era un po’ come una prova generale!
 


ravioli co-o tuccu

cannelloni ripieni 


Ai ravioli seguiva la cima, anche lei fuori stagione, ma mia nonna la preparava lo stesso modificando un po’ le verdure al suo interno perché sapeva che era molto apprezzata da tutta la famiglia.
 


Quindi il coniglio con i carciofi e la gallina bollita accompagnata dalla mostarda.

I contorni erano insalata dell’orto e insalata russa, quest’ultima un’insalata russa un po’ cialtrona, in cui il compito più gravoso è quello di bollire le patate e poi passarle e mescolarle con sott’aceti e tonno, già proprio così! Nell’insalata russa di mia madre c’è anche il tonno! Tradizione voleva che la decorazione dell’insalata russa fosse fatta dai bambini con maionese, uova sode e pezzettini di sott’aceti.
 


Infine si arriva ai dolci.

Insieme ad un tripudio di torroni di ogni genere e frutta secca, fanno la loro comparsa il pandolce basso genovese e il pandolce alto genovese insieme alla focaccia dolce di Natale della zia Maria. Qui trovate tutte le versioni dei nostri pandolci eretici!!!!
 

                                    pandolce alto genovese


pandolce basso genovese qui in versione con farina di castagne


                                                    focaccia dolce di Natale della zia Maria

Non vi dico il fotografo che è abituato da sua mamma a pranzi natalizi molto fantasiosi come soffre questa cosa, ma per me questo è il mio Natale. Mi ricorda i miei nonni, i miei zii, è una sicurezza, una vera coccola a cui non posso rinunciare!




INSALATA RUSSA di mia mamma


INGREDIENTI per circa 10 persone:


  • 1 kg patate
  • 150 g verdure sott’aceto
  • 320 g tonno sott’olio
  • 4 cucchiai abbondanti di maionese
  • 30 g olive taggiasche denocciolate

per decorare:

  • 2 uova sode
  • verdure sott’aceto
  • olive taggiasche
  • maionese q.b.


PROCEDIMENTO:

Preparate la vostra insalata russa il giorno prima di servirla. Conservatela poi in frigorifero.

Cuocete le uova facendole bollire per 10 minuti, devono essere sode.

Bollite le patate direttamente con la buccia in abbondante acqua salata. Portate a cottura quindi lasciate intiepidire.

Schiacciate ogni patata nello schiacciapatate direttamente con la buccia, vedrete che la buccia rimane all’interno dello schiacciapatate, eliminatela e continuate fino ad esaurimento.

Raccogliete la purea di patate in una ciotola ampia quindi aggiungete le verdure sott’aceto tritate non troppo fini, il tonno, la maionese e le olive tritate. Mescolate per bene. Se risultasse un composto troppo denso aggiungete un cucchiaino di aceto.

Sistemate l’insalata così preparata su un piatto da portata dando forma tondeggiante oppure in una pirofila. Spalmate la superficie con maionese, quindi decorate con le uova a fettine, i tocchetti di verdura sott’aceto e le olive taggiasche...fatevi aiutare dai vostri bimbi!

Conservate in frigorifero, molto meglio preparare il giorno prima di servirla ma decoratela il giorno stesso.



Buon appetito!


Augurandovi un felice Santo Natale vi lascio tutte le proposte de Al km 0 per il tema ”Natale con i tuoi”:




Colazione da Carla: Focaccia dolce al latte con mele e cannella

Pranzo qui da noi: Insalata russa di casa mia

Merenda da Simona: Biscotti fiocchi di neve all’arancia, latte e miele 

Cena da Sabrina: Arrosto di tacchino con prugne e mele




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