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lunedì 25 settembre 2017

FRANDURA

Ciao a tutti!

Conoscete la Frandura? Immaginate di tornare al lontano 1800, a Montalto Ligure, un paesino dell’entroterra imperiese a metà della valle Argentina, arroccato su un colle che la sovrasta.
 


Un ambiente contadino, semplice, povero. Sembra che i contadini di questo ameno borgo, nelle loro giornate di lavoro si sfamassero proprio con la frandura: una torta salata fatta di soli 4 ingredienti (escludendo sale e olio) in cui le patate sono protagoniste in un prodotto di una semplicità disarmante.

Oggi la Frandura è diventata simbolo di Montalto tanto che in agosto viene organizzata una sagra interamente dedicata a lei.
 


Le patate furono importate in Europa dalle Ande alla metà del Cinquecento ad opera degli spagnoli, ma in Liguria iniziarono ad essere utilizzate solo alla fine del Settecento quando don Michele Dondero, parroco di un paesino della valle Fontanabuona, riuscì con non poche difficoltà a farle apprezzare ai suoi parrocchiani. Da lì lentamente si distribuirono in tutta la Liguria assumendo grande importanza nell’alimentazione, prova ne sono le mille ricette della nostra tradizione con le patate come protagoniste: ad esempio focaccia di patate e torta Baciocca per dirne due.

Ora non avete scuse nella Giornata nazionale della Patata. Preparate patate, latte, farina e formaggio e venite con me a preparare questa deliziosa torta, rimarrete stupiti dalla sua ricchezza.


FRANDURA

INGREDIENTI per una teglia diametro 34 cm (5 persone):

  • 850 g patate (al netto degli scarti)
  • 350 ml latte
  • 250 g farina
  • 100 parmigiano reggiano (in origine pecorino)
  • olio extravergine di oliva 
  • noce moscata (mia aggiunta)
  • sale q.b.

PROCEDIMENTO:

Sbucciate le patate e con l’aiuto di una mandolina tagliatele a fettine molto sottili, circa 2 mm, e disponetele a spina di pesce (cioè leggermente sovrapposte tra loro) in una teglia precedentemente unta di olio. Salate.

Per tradizione questa torta viene cotta nelle teglie di rame (i testi della farinata) ma se non li avete potete utilizzare una teglia di alluminio coperta di carta forno.

Preparate una pastella liquida con la farina, noce moscata e il latte, mescolate energicamente con una frusta a mano in modo da eliminare eventuali grumi. Aggiustate di sale.
 


Con questa quantità di patate si riescono a fare due strati. Completato il primo strato coprite le patate con poca pastella quindi continuate col secondo strato. Infine ricoprite il tutto con la pastella distribuendola su tutta la superficie. In realtà secondo la ricetta originale la pastella tra i due strati non viene messa, normalmente si dispongono tutte le patate e si copre con la pastella solo alla fine.

Cospargete la superficie con abbondante parmigiano reggiano grattugiato.

Cuocete in forno già caldo a 200°C per circa 30 minuti o comunque fino alla formazione di una croccante crosticina sulla superficie. Controllate con una forchetta la cottura delle patate prima di sfornare.

Va servita sia calda che fredda, qui hanno preferito la versione tiepida!


Note:

Come ogni ricetta della tradizione che si rispetti, anche la frandura ha mille varianti:

  • nella versione di Badalucco, un paesino vicino a Montalto, sembra che la frandura sia arricchita anche da due uova. Il procedimento è lo stesso ma nella pastella il latte si riduce a 250ml e vengono aggiunte 2 uova, creando una versione ancora più completa.

  • nella versione indicata nel “Codice della cucina Ligure”,pubblicato in schede da Il secolo XIX nel 1982, oltre a chiamarla Frandurà invece di Frandura, nella pastella vengono messe le uova come a Badalucco ed inoltre viene aggiunto un trito di pomodori, basilico, prezzemolo e una spolverata di noce moscata. 

Insomma una torta che vista la sua semplicità, si presta ad un interminabile numero di variazioni, il fotografo già se la immagina con uno strato di gorgonzola tra i due strati di patate!



Buon appetito!


Con questa ricetta partecipo al Calendario del Cibo Italiano e ai festeggiamenti della Giornata Nazionale del Patata.




lunedì 14 aprile 2014

TORTA PASQUALINA nella mia versione....un mix tra Pasqualina e Cappuccina in realtà!!!


Ciao a tutti! 

Qui trovate la ricetta della Torta Pasqualina "canonica" cioè fatta a strati! Mentre di seguito la Torta Pasqualina di casa mia...cioè una torta Cappuccina chiamata Pasqualina!

Eccoci arrivati all’inizio della settimana Santa...come vola il tempo... Vi domanderete il perché del titolo...la torta Pasqualina è una torta tipica della nostra regione in particolare di Genova ma nella sua forma antica era preparata a strati cioè la verdura, sopra il formaggio quindi le uova mentre nella versione che ho fatto io è tutto mescolato proprio come nella torta cappuccina...inoltre l’ho preparata senza tante sfoglie...insomma ne ho fatto una versione assolutamente personale...




Comunemente noi la chiamiamo Torta Pasqualina ma per tradizione bisogna sottolineare le differenza...oggi vi lascio la nostra ricetta e vi racconto un po’ di cose della vera Pasqualina, poi mi ripropongo di presentarvi la vera ricetta della torta Pasqualina magari nella versione più ricca con i carciofi...


Come vi dicevo la torta Pasqualina è tipica della mia Genova...fa parte della nostra tradizione e la rappresenta anche ufficilamente tanto da essere ammessa dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), nella categoria “Prodotti della gastronomia”.


E’ una torta molto antica, se ne ritrovano le tracce fin dal lontano 1400, ed inoltre per la preparazione e per gli ingredienti scelti è una torta ricca di simbolismo. Pensate che la tradizione vuole che sia preparata con 33 sfoglie fatte di pasta matta, un mix di farina acqua e olio extravergine di oliva (naturalmente ligure) senza uova né burro, per ricordare gli anni di Cristo; troviamo poi le uova sode direttamente sotto le sfoglie superiori simbolo della rinascita della vita, del ritorno della primavera e della sconfitta della vita sulla morte. E poi la presenza del formaggio che insieme alle uova rappresentava un cibo ricco costoso che veniva utilizzato solo nei piatti che si preparavano per le feste.



Sul bordo tradizionalmente veniva poi inciso con un coltello l'anagramma o un simbolo della famiglia; questo passaggio era fondamentale perché i forni non esistevano in ogni casa ma c’erano solo quelli di paese oppure si cuoceva dai fornai: quindi le torte venivano cotte in grandi forni comunitari o dai fornai insieme a quelle di altre famiglie ed ecco che l'anagramma diventava indispensabile per riconoscere la propria produzione.



Un prodotto tipicamente ligure che viene utilizzato nella Pasqualina è la prescinsêua genovese, ovvero un prodotto caseario tipico simile ad una cagliata acida, molto leggera e praticamente introvabile al di fuori della nostra provincia. Ma come vi ho detto prima questi erano ingredienti costosi, ed infatti non sempre erano presenti nelle case così talvolta la prescinseua (che oggi si può sostituire con la ricotta) poteva essere sostituita con pane ammollato nel latte che era più facilmente reperibile...


Ora venendo alla mia versione...come vi dicevo prima è un vero mix di versioni...il fotografo non ama la versione con formaggio e verdure separate quindi le vedrete come nella torta cappuccina (torta di verdure ligure) tutte mescolate con i formaggi e non i tipici strati, poi non troverete la ricotta o la prescinsêua ma solo il pane ammollato nel latte e il parmigiano (nella versione della sua famiglia la ricotta si usa poco preferendola al pane ammollato nel latte...una questione di tradizione di famiglia), ho poi racchiuso la torta con due sfoglie semplici fatte con la classica pasta matta stesa prima col mattarello e poi col dorso delle mani e non con le numerose sfoglie che vuole la Pasqualina! Infine ho utilizzato le bietole, quelle tipiche anche della classica Pasqualina, infatti venivano in questo periodo primaverile preferite perché nel pieno della produzione e costavano meno (siamo o no Genovesi!) rispetto ai carciofi.




LA MIA TORTA PASQUALINA



INGREDIENTI per 2 torte da 18 e 24 cm di diametro:

  • 400 g farina 00
  • 4 cucchiai di olio
  • acqua q.b.
  • sale 
  • 1 Kg bietole già pulite
  • 1 cipolla grande
  • olio extravergine di oliva
  • 200 g parmigiano reggiano grattugiato
  • 5 uova (le mie erano piccole essendo delle galline della zia...se sono grosse ne bastano 4)
  • 3 uova
  • 150 g pane (il mio fatto in casa) (in alternativa 250 g ricotta vaccina)
  • latte q.b.
  • origano
  • noce moscata

PROCEDIMENTO:

Preparate la pasta: sulla spianatoia create la fontana con la farina lasciandone un po’ da parte, unite il sale e l’olio iniziando ad impastare con la punta delle dita. Quindi iniziate ad aggiungere l’acqua (la quantità dipende molto dalla farina utilizzata...nel mio caso ne sono serviti 24 cucchiai ma regolatevi voi) a cucchiai per volta...deve risultare un pasta molto morbida, piano piano unite anche la farina che avevate lasciato da parte. Impastate per bene fino ad ottenere un panetto omogeneo ma morbido che dovrete lasciare sulla spianatoia coperto per mezz’ora.



Nel frattempo preparate le bietole (le mie dell’orto!!!), dopo averle pulite e lavate ed aver eliminato la parte finale delle coste (con cui potete preparare un ottimo contorno!), tagliatele a striscioline sottili. Tagliate nello stesso modo anche la cipolla e fatela appassire in una capiente (deve contenere anche le bietole) padella con olio extravergine di oliva. Aggiungete le bietole ridotte a striscioline e lasciatele cuocere per 10-15 minuti o fino a quando saranno ben morbide aggiustando di sale. Lasciate ora raffreddare e trasferite la bietole su un tagliere per tritarle leggermente a coltello...questo passaggio è necessario soprattutto se avete delle bietole un po’ grandi come lo erano le mie. Non devono comunque essere tritate finemente.


Nel frattempo che avrete cotto le bietole sarà trascorsa la mezz’ora di riposo della pasta (notate la differenza nel primo collage di foto...nella penultima foto la pasta appena fatta che sta per essere coperta per il riposo ancora granulosa e poco omogenea nell’ultima la pasta dopo il riposo perfettamente liscia ed omogenea...deve essere morbida) quindi riprendetela e dividetela secondo le teglie che utilizzerete. Mi spiego meglio: io utilizzo due teglie da 18 e 24 cm, quindi avendo ottenuto 600g di pasta matta la divido una prima volta in due parti diverse cioè 200g e 400g. Poi divido ancora le due parti in altre due per avere le due sfoglie che formeranno ciascuna torta...anche queste dovranno essere diverse una leggermente più grande.

Una volta divisa la pasta potrete coprirla ancora e lasciarla ancora riposare mentre voi preparerete il ripieno.

Per il ripieno. Mettete il pane spezzettato in una tazza ed aggiungete poco latte tanto da avere una poltiglia morbida ma consistente, scolando il latte . Raccogliete le bietole cotte in una capiente ciotola, quindi aggiungete il formaggio grattugiato, abbondante noce moscata, una spolverata di origano, le uova e il pane ammollato nel latte (al suo posto potete mettere 250g ricotta vaccina), aggiustate di sale e mescolate bene per rendere tutto omogeneo.



Ora potete tirare le sfoglie, iniziamo dalla teglia più grande: tirate la parte di sfoglia più grande col mattarello fino a renderla una sfoglia sottile alla fine per renderla sempre più sottile tiratela ancora con i dorsi delle mani. A questo punto stendete la sfoglia su una teglia coperta da carta forno o abbondantemente oliata. Ricoprite la sfoglia con parte del ripieno (un po’ più di metà), livellatelo bene e con il dorso di un cucchiaio create 3 fossette nelle quali con delicatezza fate cadere in ognuna un uovo. Salate e pepate ogni uovo (se volete ci andrebbe anche un pezzetto di burro per ciascun uovo) quindi tirate la seconda sfoglia e ricoprite la torta. Fate aderire bene e dopo aver tagliato parte della pasta in esubero chiudete le due sfoglie creando un cordoncino lungo tutta la circonferenza della torta. Spennellate la superficie con olio e cuocete in forno già caldo a 180°C per 35-40 minuti.



La torta è ottima tiepida ma anche fredda...lasciatela raffreddare però appena uscita dal forno altrimentri rischierete ustioni e non riuscirete ad apprezzarne la bontà!!! Ottima anche per le prossime gite fuori porta!!!



Buon appetito!




Con questa ricetta partecipo al contest del blog “Cucina di Kiara” “Le ricette regionali” in collaborazione con MagnaItalia:



http://kucinadikiara.blogspot.it/2014/03/il-mio-nuovo-contest-ricette-regionali.html










 

mercoledì 11 settembre 2013

POLLO IN GABBIA....e che giornate!!!


Ciao a tutti!

Con i lavori in casa e la gestione dei nanetti sono quasi impazzita...ed ora non è ancora finita...non ancora...ora devo rimettere tutto in ordine...

La scorsa settimana è corsa via lenta tra cemento, mattoni, capricci, pranzi e cene da preparare senza avere una cucina completamente funzionante, quadrupede da bloccare nei suoi attacchi rumorosi verso quei poverini che dovevano portare a termine i lavori...


Il primo giorno di lavori è stato per così dire, un po’ sfortunato!!!

Il progetto prevedeva diversi fori nel pavimento e altri nei muri per sostituire l’intero impianto idraulico di casa...a detta degli idraulici tutto fattibile con poche e abili mosse!!! Già le ultime parole famose...

Primo buco...pochi minuti dopo...”Signoraaaa!!! Credo di aver bucato il tubo dell’acqua fredda...presto chiuda l’acqua in bagno”... “Arrivoooo”... Tutto ripristinato e purtroppo per l’intera settimana dovremo arrangiarci senza acqua fredda in bagno, ma rimane l’acqua calda...eh già...

Riparte col secondo buco...”Signoraaaaa!!! Ho bucato un altro tubo!”... e anche l’acqua calda, questa volta di tutta la casa, è andata...per fortuna è estate!
Chiudiamo subito l’acqua alla calderina e per tutta la settimana andremo avanti con solo acqua fredda in cucina, con l’idraulico che si stupiva: “In 35 anni non mi era mai capitato! Va bene col pavimento abbiamo finito... passiamo a fare i buchi nei muri”...

Parte per il terzo buco e...non ci posso credere...preso in pieno il tubo del riscaldamento...e cosa ancor peggiore il forno...il mio amato forno ha fatto la doccia...con l’idraulico che mi diceva “Tranquilla...tranquilla...è solo un po’ d’acqua!”...sì ma su un forno elettrico...per fortuna, a parte il mio panico iniziale, dopo un piccolo restauro anche il forno è salvo!!! Sì il forno...ma il resto della casa un po’ meno!!!


A tutto questo aggiungete la consulenza dell’ingegnere (alias il fotografo) che con le sue domandine logiche creava il panico nel povero idraulico...alla fine della settimana penso che il poverino a fatica ricordi ancora il suo nome...figuriamoci come si fa l’idraulico!

A proposito dell’ingegnere...in questi giorni ha scoperto una nuova mansione...il muratore...più che altro il demolitore, visto che tutte le crene fatte nei muri per far passare i tubi sono state opera sua...sempre in quel fatidico primo giorno, ne ha combinato una delle sue...stava demolendo una parte di un muro con un gran fracasso tra martello demolitore e punta e mazzetta, e proprio mentre utilizzava queste ultime, ha pensato bene di testarne la durezza su un suo dito...stoicamente (cosa può fare l’orgoglio maschile!!!) è venuto tranquillo in casa senza proferir parola e, altrettanto tranquillamente, ha infilato il dito nel freezer...pensavo fosse impazzito perché teneva la mano al fresco senza dire una parola... ho capito solo dopo un po’ di tempo di refrigerazione cosa era successo...povero fotografo, quel dito serve per il mouse (quindi problemi per il lavoro) e per il clic della macchina fotografica...ed ora...

Tutto questo solo il primo giorno...figuratevi il resto...tranquilli ve lo risparmio!!!


Ora ci siamo...dai tubi sgorga acqua che è una meraviglia e il riscaldamento è tornato ad essere un circuito chiuso...ma ahimè, per me, inizia tutto...devo lucidare tutto...ma tutto...proprio tutto...la polvere si è infilata ovunque...ed oggi è anche ricominciato l’asilo...

Tutto questo poema per raccontarvi dove era finita la famiglia Fotocibiamo...altro che spiagge assolate o fresche montagne!!!

Passiamo alla cucina...


La ricetta di oggi è un modo originale ed elegante per preparare dei petti di pollo un po’ diversi... La ricetta originale la trovate qui, non ho fatto modifiche sostanziali se non nelle quantità utilizzate e nell’aver sostituito la pasta sfoglia con la finta sfoglia...


POLLO IN GABBIA



INGREDIENTI:
  • 900 g petto di pollo (1 petto)
  • 50 g pancetta tesa (la mia arrotolata a causa del fotografo che non ne conosce la differenza!)
  • olio extravergine di oliva
  • 4 zucchine piccole (circa 200 g)
  • 2 foglie di alloro
  • 1 spicchio di aglio
  • sale e pepe
  • pasta sfoglia pronta rettangolare (io ½ dose di finta sfoglia)
  • semi di sesamo
  • poco latte

PROCEDIMENTO:

Per preparare il pollo in gabbia, iniziate dalle zucchine: assicuratevi che siano piuttosto lunghe e larghe, in questo modo ricoprirete il petto di pollo con più facilità. Lavatele con cura, mondatele e tagliate fette dello spessore di circa 2-3 mm per il lato della lunghezza con un coltello o una mandolina. Mettete a scaldare una piastra e grigliate le fette di zucchina . Fate cuocere da entrambi i lati per qualche minuto, fino a quando non risulteranno leggermente abbrustolite e ammorbidite.

Ora tagliate e disossate il petto di pollo: ponete il petto di pollo intero su un tagliere e dividetelo a metà. Eliminate l’osso a forma di y (osso a forcella) e tastateli sul lato del taglio per controllare che non siano rimasti ulteriori pezzi di cartilagine. Salate, pepate e oliate a piacere i petti di pollo su entrambi i lati.

Massaggiate i petti di pollo con le mani per condire in modo uniforme la superficie. Quindi avvolgete i petti di pollo alternando le fette di zucchina grigliate con fette di pancetta tesa. Rivolgete la parte più rosa della pancetta verso l'esterno, così i petti di pollo risulteranno più colorati. Ricoprite i petti di pollo da un lato e poi ripiegate verso il basso le parti in eccesso, in modo da ricoprire anche l’altro lato. Serviranno delle fette di zucchina e pancetta piuttosto lunghe, se per caso queste fossero più corte, ricoprire prima un lato, girate il petto e ricoprite anche l’altro con altre fette.

Avvolgete i petti di pollo che avete farcito con la pellicola trasparente, stringendo bene la pellicola ai lati come una caramella. Questa operazione, aiuterà a conferire ai petti una forma cilindrica. Quindi trasferiteli in frigo e fateli riposare per 1 ora. Una volta avvolti nella pellicola, potete lasciare riposare i petti di pollo anche per tutta la notte, così potrete anche prepararli la sera prima per il giorno dopo, in questo modo il pollo assumerà una forma più regolare.

Trascorso questo tempo prendete una padella capiente, versate un filo d’olio e fate rosolare 1 spicchio d’aglio sbucciato con un paio di foglie di alloro. Una volta imbiondito l’aglio, tirate fuori dal frigo i petti di pollo che avevate messo a riposare e fateli rosolare in padella da entrambi i lati a fuoco lento per circa 20 minuti. Quando saranno cotti, lasciate raffreddare i petti di pollo su una gratella, in modo che coli l’olio in eccesso.

Nel frattempo preparate la gabbia: prendete un rotolo di pasta sfoglia rettangolare già pronto (io ho utilizzato la finta sfoglia), posizionatelo su una spianatoia infarinata e lavoratelo brevemente con il mattarello. Dopodiché tagliate 1/3 nel senso della lunghezza e dividete il pezzo a metà, in modo da ricavare 2 rettangoli, che serviranno come base per la gabbia.

Tagliate il resto della pasta sfoglia con l’apposita rotella per losanghe, dopo aver passato il rullo nella farina oppure se non avete l’attrezzo, potete ricavare delle strisce di pasta sfoglia larghe circa mezzo cm e incrociarle sul pollo come si fa con la crostata. Quindi sistemate il petto di pollo farcito sulla base di pasta sfoglia, sbattete un uovo e, aiutandovi con un pennello, spennellate i bordi della base. Quindi allargate delicatamente con le mani la rete di pasta sfoglia che avete creato, ricoprendo i petti di pollo. Infine ripiegate i bordi della rete in eccesso verso la base, sigillando bene la “gabbia”.

Adagiate i petti di pollo in gabbia in una teglia rettangolare che avete ricoperto con carta forno e spennellate ora la superficie con poco latte (o se preferite uovo sbattuto). Spolverizzate la gabbia con semi di sesamo bianco e infornate in forno statico preriscaldato a 200° per circa 40 minuti. Quando la superficie sarà ben dorata, lasciatelo intiepidire leggermente e poi tagliatelo a fette. Il vostro pollo in gabbia è pronto per essere servito e gustato anche freddo, magari accompagnato da della senape o della maionese!


Potete congelare, per circa 2 mesi, il petto ancora crudo e avvolto nelle fette di zucchina e pancetta e poi farlo scongelare in frigorifero al momento del bisogno; oppure potete congelarlo dopo averlo fatto rosolare in padella e poi una volta scongelato terminare la cottura in forno. Il pollo in gabbia una volta cotto, si può conservare in un contenitore ermetico per 2 giorni in frigorifero.


Buon appetito!!!
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