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venerdì 5 maggio 2017

TORTA STROSCIA DI PIETRABRUNA

Ciao a tutti!

Per la ricetta di oggi ci spostiamo nella riviera di Ponente e precisamente a Pietrabruna, un piccolo borgo arroccato sulle pendici del monte Faudo tra rigogliosi uliveti e coltivazioni di fiori (la lavanda su tutti). La sua economia è dominata da questi due prodotti quindi non stupisce se tra i prodotti gastronomici tipici di questo luogo troviamo la torta Stroscia. Una torta semplice, perché caratterizzata da pochi ingredienti ma, proprio per questo, unica.
 


In un periodo in cui è particolarmente “di moda” creare ricette che hanno come principale prerogativa l’assenza di vari ingredienti, direi che la Stroscia è assolutamente attuale, nonostante le sue lontane origini. La Stroscia è priva di uova ma anche di latticini! Sì avete capito bene, troverete tra i suoi ingredienti solo farina, zucchero, liquore, qualche aroma, lievito e olio extravergine di oliva ligure.

È la prova della maestria delle massaie di un tempo che, con pochi ingredienti, riuscivano a creare ottimi prodotti limitando al massimo gli acquisti e quindi utilizzando solo i prodotti della loro terra. Oggi si prepara questa torta aggiungendo all’impasto lievito istantaneo per dolci, un tempo era totalmente naturale infatti veniva utilizzato il “levau” o crescente, una sorta di pasta madre fatta da farina e acqua, lasciata riposare al caldo di solito all’interno delle madie coperta da altra farina.
 


Il nome di questa torta, deriva probabilmente dal dialetto “strosciare” cioè rompere, infatti per la sua consistenza è impossibile da tagliare con un coltello ma la si deve semplicemente rompere a pezzi con le mani.

È una tipica torta da credenza, cioè uno di quei dolci che si possono conservare tranquillamente a temperatura ambiente in una credenza, appunto, per diversi giorni senza che alterino la loro bontà. Sono dolci semplici, quelli che potremmo definire anche come dolci delle nonne o da colazione, privi di creme, panna o altri alimenti che non durano nel tempo.
 


La tradizione vuole che questa torta, la Stroscia, a Pietrabruna venga preparata il giorno di S.Matteo (21 settembre), patrono del borgo, e proprio in questi giorni viene celebrata con una sagra a lei dedicata.


TORTA STROSCIA DI PIETRABRUNA


INGREDIENTI (per una teglia 28 cm diametro):

  • 350 g farina debole
  • 180 g olio extravergine di oliva ligure (delicato)
  • 90 g zucchero semolato + altro per lo spolvero finale
  • 90 g marsala o vermut
  • 25 g mandorle o nocciole (facoltative)
  • 8 g lievito per dolci
  • scorza di ½ limone non trattato
  • un pizzico di sale


PROCEDIMENTO:

L’impasto si fa senza l’ausilio di alcuna impastatrice ma semplicemente con una ciotola e un cucchiaio.

In una ciotola mescolate la farina, lo zucchero, il lievito, il marsala, il sale e la scorza di limone grattugiata.

Aggiungete ora l’olio facendolo assorbire con l’aiuto di un cucchiaio.

Trasferite l’impasto sulla spianatoia e finite di impastare con le mani, dovrete ottenere la consistenza simile a quella della pasta frolla.

A questo punto, senza necessità di alcun riposo, trasferite l’impasto nella teglia unta con poco olio extravergine di oliva. Stendetelo con le mani arrivando ad uno spessore inferiore al centimetro. Lo spessore è molto importante perché vi garantirà un prodotto croccante.

La superficie non dovrà essere perfettamente levigata ma anzi dovranno rimanere evidenti le ditate con cui avete steso l’impasto.

Spolverate l’intera superficie della stroscia con zucchero semolato e volendo anche con mandorle (o nocciole) tritate.

Cuocete in forno già caldo a 180°C per 35-40 minuti, dovrà diventare croccante. Fate raffreddare completamente prima di servire.

Servite spezzettando la torta senza utilizzare un coltello per tagliarla. Potrete servirla in purezza o accompagnata con una crema tipo zabaione.





Buon appetito!




Con questa ricetta, partecipo al Calendario del Cibo Italiano e ai festeggiamenti per la Giornata Nazionale dei Dolci da Credenza.












venerdì 3 maggio 2019

TORTA CIOCCOLATO COCCO...per Il Granaio!

Ciao a tutti!

Oggi per il nostro appuntamento con la rubrica de “Il Granaio – Baking time”, non potevo farmi sfuggire l’occasione di proporvi con la nostra Torta cioccolato e cocco, un’idea per utilizzare il cioccolato delle uova nascosto nelle vostre credenze dopo la passata Pasqua.
 


E così eccoci qui, credo che in quasi 7 anni di blog sia la prima volta che seguo la moda del “dopo Pasqua riciclo cioccolato delle uova”, ma come si dice c’è sempre una prima volta.
 


In realtà in questo caso questa torta nasce dalla necessità di utilizzare il cioccolato delle uova, che io nascondo in freezer e non nella credenza, e anche un pacco enorme di farina di cocco acquistato tempo fa dal fotografo in un suo momento di follia (farina già utilizzata in questa Ciambella all’olio extravergine di oliva).
 


È nata così una perfetta torta per la colazione, molto profumata, soffice e semplice da realizzare con una consistenza umida e leggermente farinosa per il cocco. Perfetta sì per la colazione ma anche per una merenda dei nostri bimbi o per un semplice dopo cena.



TORTA CIOCCOLATO E COCCO


INGREDIENTI (per una teglia da 18 cm):

  • 130 g farina 0
  • 100 g zucchero semolato
  • 90 g farina di cocco
  • 90 g yogurt alla vaniglia 
  • 90 g cioccolato fondente
  • 50 g olio extravergine di oliva
  • 2 uova
  • 2 cucchiai di latte
  • ½ bustina lievito per dolci

PROCEDIMENTO:

Ricordate di utilizzare ingredienti il più possibile a temperatura ambiente.

Montate le uova con lo zucchero fino ad avere una massa chiara e spumosa, aggiungete poco alla volta l’olio e anche lo yogurt.

Quindi aggiungete al composto di uova e zucchero: farina, cocco e lievito. Mescolate delicatamente con una spatola in modo da non smontare il composto.

Sciogliete il cioccolato aggiungendo due cucchiai di latte. Lasciatelo raffreddare leggermente quindi aggiungetelo al composto appena preparato. Mescolate con una spatola in modo da rendere il composto omogeneo, oppure mescolate  poco in modo da avere un effetto marmorizzato.

Imburrate e infarinate il vostro stampo, quindi versatevi dentro il composto e livellatelo.

Cuocete in forno già caldo a 180°C per 35-40 minuti. 


Dopo aver fatto la prova stecchino, sfornate. Lasciate raffreddare qualche minuto prima di sformare la vostra torta. 

Fatela raffreddare completamente su una gratella da dolci prima di servirla.



Buon appetito!




Ed infine ecco il paniere completo di questo appuntamento:





  • Qui da noi: Torta cioccolato e cocco 




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martedì 21 gennaio 2014

APFELKUCHEN MIT STREUSELN...ovvero torta di mele con copertura croccante!!!


Ciao a tutti!

Ecco che ci son cascata anch’io...
La settimana scorsa l’ho trascorsa a soffiare nasini gocciolanti, misurare la febbre, somministrare sciroppi e vitamina C a tutta la famiglia ma principalmente ai tre nanetti contemporaneamente malati e soprattutto...ad evitare i microbi che banchettavano allegramente in casa nostra...

Be’ questa settimana...non ho fatto in tempo a cantar vittoria... no...no...non è neppure bastata una quasi ubriacatura a base di macerato glicerico di rosa canina noto per la ricchezza in vitamina C...che tocca a me!!!

E già...sono KO...niente febbre (quando mi viene la febbre la situazione è molto grave!!!)...ma un grande desiderio di riposo...e di coccole!!! Aggiungete ancora i nanetti a casa e potete ben capire come mi sento in forma!!! Una cosa positiva però c’è...questa settimana salto ben due appuntamenti dal dentista...sì lo so...poi li recupero...ma occupiamoci di un problema alla volta...ok!!!????


Oggi così avevo bisogno di trovar un comfort food...una coccola...e se mi conoscete un po’ dovreste aver subito capito dove andrò a cercare un cibo che mi coccoli, che mi faccia tornare un po’ bambina ricercando un qualcosa di semplice, genuino, caldo, avvolgente... infatti sto pensando ad un bel dolce, un dolce che sappia di casa, di tradizione, una torta da credenza di quelle che le mie nonne preparavano ad occhi chiusi...senza pesare un ingrediente ma ad occhio alla faccia della precisione della pasticceria e che gli veniva sempre perfetta...e quindi sono andata a cercare una torta di mele...


Questa volta però per la ricetta non ho attinto da casa ma dal web e devo dire di essere assolutamente soddisfatta...questa sicuramente per me è la migliore torta di mele mai mangiata (ma sono gusti...ad esempio al fotografo non la ama...quindi tutto è relativo!!!)...ha una copertura croccante che nasconde uno strato sottile di mele disposto a raggiera su una base assolutamente paradisiaca...si scioglie in bocca...per lasciare un delicato sentore di vaniglia e limone...uhuuu che bontà!!!


Rispetto alla ricetta originale, ho sostituito il burro con l’olio ed utilizzato i semi della bacca di vaniglia invece della vanillina che sinceramente cerco sempre di evitare.


TORTA DI MELE CON COPERTURA CROCCANTE


INGREDIENTI per una tortiera da 25 cm di diametro:

  • 150 g farina 00
  • 50 g fecola di patate
  • 100 g zucchero
  • 80 g olio extravergine di oliva
  • 20 g acqua
  • 2 uova
  • 75 ml latte
  • ½ bacca di vaniglia (semini)
  • un pizzico di sale
  • qualche goccia di succo di limone
  • 2 cucchiaini rasi di lievito per dolci

  • 250 g mele sbucciate e tagliate a fettine sottili
Streuseln: 
  • 50 g burro
  • 50 g zucchero
  • 75 g farina 00

Finitura: zucchero a velo (io in realtà l’ho dimenticato!!!)


PROCEDIMENTO:

Nel bicchiere del frullino ad immersione, mettete un tuorlo e l’acqua quindi iniziate a frullare aggiungendo a filo l’olio in modo da creare un’emulsione densa. Quindi in una ciotola mescolate con una frusta elettrica lo zucchero e l’emulsione appena fatta (volendo fare la torta col burro: sostituire 80 g olio + 20 g acqua con 100 g burro morbido ed iniziate lavorando a crema il burro con lo zucchero). Aggiungete un pizzico di sale e qualche goccia di limone, poi continuando a mescolare sempre con la frusta elettrica incorporate l’uovo e l’albume rimasto poco alla volta. Da parte mescolate la farina con la fecola di patate e il lievito ed aggiungete al composto poco alla volta con l’aiuto di un setaccio. Unite il latte in modo da avere un impasto abbastanza morbido.
Imburrate ed infarinate la tortiera (io ho utilizzato la carta forno in modo da essere facilitata al momento di sformare la torta) ed aiutandovi con una spatola versate il composto appena preparato livellandolo per bene. Disponete le mele a raggiera sulla torta e ricoprite con lo streuseln preparato amalgamando velocemente con le punte delle dita burro, farina e zucchero, create un composto sbriciolato che poi andrete ulteriormente a sbriciolare sulle mele in modo omogeneo, in questo modo otterrete una copertura croccante. 





Infornate in forno caldo a 180°C per 45 minuti circa, coprite con un foglio di carta forno per i primi 30 minuti e lasciate colorare lo streuseln solo gli ultimi 15 minuti.

Una volta fredda spolverare con zucchero a velo.




Buon appetito!


Con questa ricetta partecipo al contest “Dans la croyance” del blog Il gattoghiotto in collaborazione con Salter: 


http://gattoghiotto.blogspot.it/2013/12/4-anni-di-blog-e-super-mega-contest.html







 

venerdì 31 gennaio 2014

TORTA DI TAGLIOLINI...a modo mio!!!


Ciao a tutti!

Oggi dopo due giorni di neve e pioggia splende il sole e, non so a voi, ma a me il sole mette voglia di fare...così appena sveglia, dopo una classica notte di sonno “spezzato” (grazie al mio piccolo nanetto che ancora non ha capito che si dorme tutta la notte e non svegliandosi ogni 2 o 3 ore!!!), ho aperto le finestre e mi sono messa al lavoro!!!

Non avevo però considerato il fatto che far i lavori di casa con tutti e tre i nanetti presenti implica impiegare il triplo, quando va bene, del tempo necessario...infatti bisogna iniziare col preparare gli strumenti per tutti...tre scope...tre stracci...tre palette...tre spolverini...insomma tre di tutto e poi tutti insieme appassionatamente si parte...

E già...fosse semplice...prima bisogna dipanare le piccole guerre interne all’impresa di pulizia...perchè il suo straccio è più bello del mio...perchè il suo è giallo e il mio è rosso...perchè il suo pulisce meglio del mio...e così via...

Quando anche tutto questo è risolto puliamo tutto...e alla fine prendiamo l’aspirapolvere che essendo solo una, la deve usare solo la mamma...e allora perché non trasformare la mamma in un drago aspira-bambini...così le pulizie si concludono con nanetti che scappano ovunque, si nascondono sotto i tavoli e alla fine immancabilmente spargono i mucchietti di polvere raccolti con le scope ovunque...e va be’...prendiamola così è un modo alternativo per far giocare tre vivaci nanetti!!!


Oggi vi lascio la ricetta di una torta particolare che non fa parte della nostra tradizione, intesa come ligure, ma che in qualche modo fa parte della tradizione della mia famiglia...infatti la torta di tagliolini è una torta emiliana o modenese e ne ho sentito parlare la prima volta secoli fa da mia zia, la sorella di mio papà, che aveva sposato un modenese e lì abitava.


Non era brava in cucina e forse neppure le piaceva ma ricordo che ne parlava...poi qualche tempo fa ho visto la stessa torta in tv e l’ho voluta provare...naturalmente questa è la mia versione...infatti ho messo l’olio nella frolla al posto del burro, ho aggiunto del liquore all’amaretto nella farcia e della farina di riso nella frolla ed inoltre ho ridotto la dose dei tagliolini...insomma ho fatto una torta di tagliolini a modo mio!!!


E’ una tipica torta da credenza...si deve preparare in anticipo e assolutamente da il meglio di sé il giorno dopo (anche due giorni dopo! Se ci arriva...) che è stata preparata...fidatevi, ho fatto la prova e non ci sono storie...il tempo di riposo è necessario per far sì che gli ingredienti si amalgamino perfettamente...



TORTA DI TAGLIOLINI...a modo mio!


INGREDIENTI per uno stampo quadrato 20x20 cm oppure tondo 22 cm di diametro:

Per la frolla:
  • 150 g farina 00
  • 50 g farina riso
  • 1 uovo
  • 64 g olio extravergine di oliva
  • 16 g acqua
  • 80 g zucchero a velo
  • buccia grattugiata limone
  • un pizzico di sale
  • un pizzico di bicarbonato
per la farcia:
  • 300 g mandorle pelate
  • 100 g zucchero semolato
  • 1 albume
  • 1 cucchiaio di liquore all’amaretto
per i tagliolini:
  • 150 g farina 00
  • succo di arancia fresca q.b.
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaio di brandy
per la finitura:
  • fiocchetti di burro
  • zucchero a velo q.b.
PROCEDIMENTO:

Per la frolla. Disponi a fontana le farine sulla spianatoia. Nel mezzo metti lo zucchero a velo, la buccia di limone, un pizzico di sale e l’albume.
Nel bicchiere del Minipimer versa il tuorlo d’uovo e l’acqua, e comincia a frullarli con il frullatore ad immersione, versando l’olio extravergine di oliva a filo, finché la maionese non diventa chiara e consistente. Versa la maionese nel centro della fontana, pulendo il bicchiere con una spatola di silicone per raccoglierla bene.
Impasta con le dita la maionese con lo zucchero ed una volta che sono omogenei inizia ad incorporare pian piano anche la farina. L’obiettivo è quello di far assorbire tutta la farina all’impasto, terminando il procedimento con le mani pulite e una palla omogenea. Lascia riposare la frolla in frigo avvolta da pellicola per circa 30 minuti.

Per i tagliolini. Disponete la farina a fontana quindi aggiungete al centro l’uovo e il cucchiaio di brandy e poco alla volta il succo di arancia necessario per ottenere un impasto liscio ed omogeneo.
Lascia riposare mezz’ora sulla spianatoia coperto da una ciotola. Riprendete l’impasto stendetelo in una sfoglia sottilissima e tagliate i tagliolini spessi pochi millimetri (potete utilizzare anche la sfogliatrice  tirando la pasta il più sottile possibile e tagliando direttamente i tagliolini). Lasciateli stesi sulla spianatoia fino all’utilizzo sulla torta.

Per la farcia. Tritate finemente le mandorle con lo zucchero, l’albume e il cucchiaio di liquore.

A questo punto potete montare la torta. Riprendete la frolla e stendetela in uno strato sottile. Ricoprite la tortiera precedentemente ricoperta da carta forno. Riempite il guscio di frolla con la farcia alle mandorle preparata prima ed infine ricoprite con i tagliolini, qualche fiocco di burro e abbondante zucchero a velo.

Infornate in forno già caldo a 180°C per 35-40 minuti. A necessità coprite la superficie della torta con un foglio di alluminio per non far bruciare i tagliolini.

Una volta fredda spolverare con lo zucchero  a velo...


Ricordatevi...
mangiatela solo il giorno dopo!!!

Infine essendomi avanzati degli ingredienti... avevo impastato troppa frolla e troppi tagliolini ho preparato questa seconda tortina (18 cm di diametro) con una farcia di ricotta, zucchero e gocce di cioccolato fondente...


Anche questa versione mi è piaciuta...ma la prima resta insuperabile!!!



Buon appetito!!!


Vi auguro un felice fine settimana...


Con questa ricetta partecipo al contest “Dans la croyance” del blog Il gattoghiotto in collaborazione con Salter: 

http://gattoghiotto.blogspot.it/2013/12/4-anni-di-blog-e-super-mega-contest.html





 

giovedì 28 novembre 2019

TORTE DI ROSE ALLE MELE...per Al Km 0!

Ciao a tutti!

Il comfort food, tema di questo nostro nuovo appuntamento con al rubrica “Al Km 0”, è un cibo per star bene, che ci riconduce a momenti passati, che ci appaga. Come una bella torta di rose alle mele, il profumo delle mele mi riporta indietro nel tempo, mi fa ritornare bambina con i miei nonni.
 


Quel profumo mi fa sentire mia nonna che mi diceva di guardare nella credenza dove trovavo sempre ogni prelibatezza, e pensare che al tempo la torta di mele non era tra le mie preferite, ora quel profumo mi riporta proprio là da lei.
 


Quanti anni passati e che belli quei momenti di spensieratezza, in cui nulla ti preoccupava, che bella quella sensazione di benessere. Il comfort food è proprio questo, un’esigenza di tornare a quelle sensazioni per sentirsi profondamente e intimamente appagati.
 



 

Il mio comfort food sono le mele, questa volta ho provato a preparare una torta di rose e modificare il suo ripieno con un ripieno alle mele. È sparita in un attimo...




TORTA DI ROSE ALLE MELE

Per due torte da 24 e 20 cm:


INGREDIENTI:

  • 90 g latte
  • 4 g lievito di birra disidratato (o 12 g se fresco)
  • 1 uovo a temperatura ambiente
  • 250 g farina 0
  • 60 g zucchero
  • semi ½ bacca vaniglia
  • 40 g burro a temperatura ambiente
  • 1 pizzico di sale

per la farcitura:

  • 400 g mele (al netto degli scarti)
  • 10 g pinoli
  • 40 g zucchero di canna
  • ½ bicchierino di amaretto di Saronno
  • 50 g pangrattato
  • 30 g burro
  • 30 g amaretti secchi
  • buccia limone


PROCEDIMENTO:

Nel latte tiepido aggiungete il lievito e un cucchiaio di farina preso dal totale. Lasciate attivare qualche minuto (si formeranno le bollicine in superficie).

Nella ciotola dell’impastatrice aggiungete la farina, l’uovo, il composto latte più lievito, lo zucchero e la vaniglia. Iniziate ad impastare a velocità media.

Quando l’impasto prende forma aggiungete il sale. Impastate una decina di minuti quindi aggiungete il burro poco alla volta, aspettando di aggiungere il pezzettino successivo solo quando il precedente è stato completamente assorbito. Non abbiate fretta.

Continuate ad impastare fino ad ottenere un impasto liscio, omogeneo e molto morbido. Trasferite l’impasto sulla spianatoia, date una forma sferica quindi ponete in una ciotola, copprite con pellicola e un canovaccio e fate lievitare in luogo caldo per 1 ora e mezza/2 o comunque fino al raddoppio.

Preparate ora la farcia. Eliminate la buccia e il torsolo delle mele quindi tagliatele a tocchetti piccoli. Raccoglieteli in una ciotola, aggiungete lo zucchero di canna, la buccia di limone, i pinoli tostati, e l’amaretto di Saronno. Mescolate e lasciate macerare coperto per il tempo di lievitazione della pasta.

In un padellino tostate il pangrattato col burro, quando sarà lievemente brunito aggiungete gli amaretti sbriciolati fini e mescolate. Tenete da parte.

Riprendete la pasta ormai lievitata. Con il mattarello stendete un rettangolo di circa 30 x 35 cm. Con una spatola cospargete tutta la superficie con il pangrattato aromatizzato, arrivate bene fino ai bordi della pasta tranne in alto dove dovrete fermarvi a 1-2 cm dal bordo.
 

Poi ricoprite il pangrattato con le mele aromatizzate, fate attenzione a non mettere tutto il liquido che si è formato, raccogliete il composto con un cucchiaio e fate sgocciolare prima di distribuire sul pangrattato.

Arrotolate la pasta su se stessa partendo dal bordo vicino a voi. Tagliatela a rondelle di 2 cm se volete ottenere due torte di rose (una con 8 rose in teglia da 24 cm e una più piccola con 6 rose in una teglia da 20 cm) altrimenti fate rondelle un po’ più grandi e fate un’unica torta in una teglia più grande.

Sistemate le rondelle nella teglia coperta con carta forno distanziandole tra loro, fate lievitare ancora 30 minuti al caldo. Infornate in forno già caldo a 170°C per circa 40 minuti. Se dovesse colorare troppo la superficie a metà cottura copritela con carta alluminio.

Sfornate e lasciate raffreddare. Cospargete di zucchero a velo o con una glassa allo zucchero e servite.


Buon appetito!




Scopriamo ora insieme tutte le proposte de Al km 0 per il tema “Comfort food”:



  • Colazione qui da noi: Torta di rose alle mele



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sabato 5 marzo 2016

IL PREBOGGION...le erbe spontanee per pansoti e non solo!

Ciao a tutti!

Oggi è la Giornata Nazionale dei pansoti alla salsa di noci per il Calendario del Cibo Italiano e noi ne siamo gli ambasciatori. Sul sito di AIFB troverete il nostro articolo mentre qui, se vi va di seguirci, faremo quattro chiacchiere che serviranno da approfondimento su uno degli ingredienti tipici di questo piatto.

Tipicamente i pansoti vengono preparati con una miscellanea di erbe spontanee che vengono raccolte da sempre un po’ in tutta la Liguria, e non solo, acquisendo però da zona a zona nomi diversi. Questo miscuglio di erbe non viene utilizzato solo per i pansoti ma anche per preparare minestre, insalate e a volte anche per la famosa torta pasqualina.

In Liguria questa miscellanea di erbe viene chiamata preboggion (in dialetto si legge prebuggiun). Il nome deriva probabilmente dal termine dialettale pre-boggî cioè bollire infatti per essere utilizzate nel ripieno devono essere prima bollite. Una credenza popolare invece, fa derivare il termine preboggion da un fatto risalente all’epoca delle crociate: sembra infatti che per curare il condottiero Goffredo di Buglione fossero state raccolte delle erbe spontanee e il nome deriverebbe quindi dalla forma dialettale pe-buggiun (per Buglione).

Anche se oggi solo poche persone sanno riconoscere con sicurezza le erbe commestibili, un tempo in un passato neppure troppo lontano, vi era l’esigenza di sfruttare ogni risorsa spontanea commestibile tanto che si tramandava di generazione in generazione questo sapere insegnandolo da subito ai più piccoli.

Il mantenimento di questa pratica era dovuto fino alle due guerre alla necessità di integrare le scarse risorse di cibo con verdure e frutti facilmente reperibili sul territorio, mentre oggi vi è la tendenza a recuperare le tradizioni culinarie tipiche di una cucina per certi versi povera come quella ligure.

Le piante alimurgiche (parola derivante dalla contrazione dei termini latini alimenti-urgentia cioè nutrimento in caso di necessità) più conosciute appartengono alle famiglie delle Composite (o Asteracee) e delle Labiate (o Lamiacee) e vengono utilizzate in molti piatti tipici della nostra regione.

Non esiste una composizione fissa per il preboggion, perché l’alternanza delle erbette è data dal momento in cui esse vengono raccolte, ma anche dal luogo dove si raccolgono, insomma sono dettate dell’esigenza del momento. Oggi si potrebbe dire che le migliori erbette sono quelle che si raccolgono in primavera, dopo abbondanti piogge e quando il sole inizia a scaldare maggiormente. In quel periodo si sviluppano le prime rosette fogliari perfette per questo utilizzo perché ricche di nutrienti e molto tenere. Come anche all’inizio dell’autunno quando si ha un altro periodo favorevole per l’abbassamento delle temperature per la raccolta di queste erbe.

È facile capire la difficoltà nel riconoscere le erbe commestibili, infatti la raccolta di queste erbe avviene generalmente prima della fioritura, quando cioè la pianta non presenta ancora tutte le caratteristiche necessarie per riconoscerla con precisione.

Come ho scritto, è difficile far un elenco preciso delle specie che sono presenti nel preboggion, la varietà dipende da troppi fattori, però possiamo dire che esistono delle varietà che sono più presenti o meglio, più ricercate per il loro apporto a questo miscuglio.

Qui di seguito vi indico le specie che mio nonno ha insegnato a riconoscere a mia mamma e che quindi fanno parte del preboggion di casa mia. Secondo mia nonna dovevano essere 7 quelle per preparare i pansoti ed è così che anche io li faccio utilizzando queste 7 erbe:



 









Tra le più ricercate, per il suo caratteristico sapore che riesce a mitigare il sapore amaro di altre erbe, ricordiamo la Reichardia picroides (grattalingua) conosciuta a Genova con il nome dialettale di ratalégue. Si uilizza sia cruda in insalata che cotta. Cresce nei terreni incolti aridi e sulle crepe dei muri.

(Scheda botanica da qui)















Altra specie presente nel preboggion è il Taraxacum officinale definita in genovese denti de can per la caratteristica forma delle foglie a margine dentato, oppure anche piscianlétu per le proprietà diuretiche o anche susciòn in riferimento al pappo (i semi). Caratterizzato da un sapore leggermente amarognolo, descritto tipo il radicchio.

(Scheda botanica da qui)














Anche un’altra specie sempre presente nel preboggion, viene chiamata dente de leon o anche dente de can come la precedente in dialetto, anche se in realtà è un’altra specie ed è la Hyoseris radiata.

(Scheda botanica da qui)










I termini dialettali si riferiscono a caratteristiche e proprietà delle piante, oppure a credenze ad essa legate, spesso risulta molto difficile, perché variano da regione a regione ma anche all’interno della stessa regione da luogo a luogo, arrivare ad avere una corrispondenza col termine scientifico che invece ne individua con precisione la specie. 










Un’altra pianta spontanea molto diffusa, le cui foglie basali si raccolgono in ogni periodo dell’anno, è il Sonchus oleraceus, è molto comune, viene utilizzata spessissimo come una normale insalata, il nome dialettale e uno di quelli che ricordo più facilmente scixerboa (si legge scisgerbua).

(Scheda botanica da qui)







 







Un’altra pianta molto comune è la Sanguisorba minor detta in genovese pimpinella, un’erba da un sapore inconfondibile che ricorda quello della noce tanto da essere anche chiamata erba noxe.
(Scheda botanica da qui)

















Naturalmente un ruolo importante nel preboggion lo riveste anche la borragine, Borago officinalis, presente in ambienti ruderali, in terreni incolti ed erbosi chiamata in genovese boraxe. 

(Scheda botanica da qui)







 












Ed infine la Silene vulgaris in dialetto erba de cinque coste ha un sapore dolce e delicato ma deve essere raccolta solo se non ha ancora il fiore perché altrimenti le foglie risultano essere dure.(Scheda botanica da qui)
















Dopo che avete imparato a riconoscere queste erbe, non vi resta che seguirmi QUI per preparare i nostri pansoti.


Vi aspetto...




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